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  • Interviste e foto esclusive dal collettivo Deep Web XXX

    I film collettivi non mancano nel panorama indie internazionale, ma uno recentemente ha colpito il mio interesse perché è una co-produzione Inghilterra/Italia, ci son anche due donne alla regia e offre uno spunto interessante… il DEEP WEB! Il film è caratterizzato da una suddivisione ad episodi (in cui generalmente le trame di ogni singolo segmento non sono collegate tra di loro, ma hanno comunque un tema in comune), ciascuno dei quali diretto molto spesso da un regista differente.

    In Italia il genere fu lanciato da Alessandro Blasetti, con Altri tempi (1952) e Tempi nostri (1954). Nell’horror ci son svariati e famosi titoli da citare:The ABCs of Death,La bottega che vendeva la morte,Creepshow,I delitti del gatto nero,Due occhi diabolici,Tre passi nel delirio… Alla produzione del progetto (ma anche in veste registica) ri-troviamo i prolificiTony Newton(Dark tales, Virus of the Dead) eDomiziano Cristopharo(Red Krokodil, House of Flesh Mannequins) in collaborazione con TRASH ARTS diSam Mason Bellche coordineranno episodi di:Rob Ulitski,Martynna Madeje gli italianissimiDavide PescaedElisa Carrera Fumagalli.

    Filo conduttore l’episodio “collante” interpretato dal veteranoMark Thompson Ashworth(La Corrispondenza, La Cittadella) che lo vedrà alle prese col bizzarro sitoQueen Of Heartsdove amoralità ed efferatezze la fan da padrone.

    Ho voluto fare un po’ di domande ai registi per esplorare meglio il loro punto di vista ed eviscerare (bel termine!) dalle curiosità attorno al film alle considerazioni sul panorama attuale, viste dal lato di chi lo vive “da protagonista”! Buona lettura…

    Tony Newton.

    AM – Cosa è per te il progetto Deep Web XXX, e come lo affronterai?
    TN – Un progetto entusiasmante che affronta paure nascoste e poco esplorate. Io sono un grande fan dei SOV films (Shot on Video) perché dan l’idea di assistere a scene reali e rubate al momento. Nel mio episodio ci saranno particolarmente tematiche di tortura.
    AM – Come ti stai trovando coi colleghi italiani?
    TN – Domiziano è un incredibile talento, visionario, e come me è un vero appassionato che non si ferma mai dal voler collaborare e creare progetti fuori dagli schemi. Abbiamo collezionato una lista di nomi davvero interessanti a dirigere gli episodi e credo valga davvero la pena assistere al risultato!

    Rob Ulitski.

    Il mio episodio esplora il concetto delle Red Rooms ed il lato oscuro della sessualità. Mi sento davvero onorato di far parte di un progetto così libero, assieme a filmmakers che conoscevo già di nome e che ammiro. Io vengo per lo più dai videoclip, ho lavorato fra UK e USA, Kiev e Amsterdam… il mio sogno sarebbe riuscire a portare il mio lavoro in Korea.

    Davide Pesca.

    AM – Noto in Italia per vari corti estremi, ed il progetto corale 17 a mezzanotte direi che Pesca è una scelta adatta alle tematiche del film in questione… come ti stai trovando in questa collaborazione?
    DP – Be’ la collaborazione “nei fatti” direi che è limitata a Domiziano, e ai ragazzi di Indievolpe (Elisa Carrera Fumagalli, ndr)… ho collaborato alla realizzazione del loro segmento… ed Elisa Fumagalli é stata una delle protagoniste del mio intitolato “Feed me more”. Oltre un rapporto di rispetto e stima reciproca, si è instaurato con tutti, una buona amicizia. Domiziano è un vero professionista e sa esattamente cosa vuole. È davvero positivo, e stimo molto lui e il suo metodo di lavoro.
    AM – Rapportandoti ora ad una produzione ufficiale internazionale, cosa pensi sia mancato fino ad oggi al tuo lavoro di indipendente?
    DP – Forse una buona tecnica. Mancanza data a causa del mio essere autodidatta in tutto ciò che faccio, ma fortunatamente dopo anni di molta pratica sui miei set ed in televisione, queste lacune si sono in parte placate; anche delle scelte e cambiamenti stilistici che ho adottato negli ultimi lavori hanno dato parte di quella professionalità che mancava prima. Il discorso dei progetti corali, l’ho provato in prima persona,con 17 a mezzanotte, orchestrato da me, ma costituito da 17 registi. Unire le forze e le risorse è un bene (e lo è sopratutto oggi, dove produrre e distribuire un film è davvero difficile) e la soluzione del film ad episodi, è una buona soluzione. Se bisogna trovarci un neo… direi che mettere d’accordo molti registi e altrettante teste, a volte non è una passeggiata.

    Martynna Madej.

    AM – A livello internazionale le donne stan prendendo finalmente piede nell’ambito anche horror, pensiamo a nomi come Jessica Cameron ma anche l’italianissima Poison Rouge… chi è Martynna e cosa farà per Deep Web XXX?
    MM – Il mio lavoro per il film sarà orientato verso risvolti “sanguinosi”, ma continuerò con coerenza la mia ricerca che attraverso il linguaggio del porno, svilupperà altri elementi di dominazione e feticismo sado-maso.
    AM – Come donna noti differenze nell’approccio che gli altri hanno verso il tuo lavoro?
    MM – Io baso il mio lavoro sui miei stessi pensieri e desideri, e spesso ne faccio parte: così il tutto diventa quasi come uno stage dove posso esprimere totalmente me stessa ed i miei lati oscuri, sperando di divenire anche un esempio per altre donne che si sentano così libere di poterlo fare. Io credo che le donne siano tutt’ora oppresse da una società che impone di essere a modo e femminili, ma nel modo in cui un uomo desidera che esse lo siano… ma, hey! Non tutte vogliamo essere “signorine”. Ed il fatto che io sia disinibita, in ogni caso non significa non possa essere anche una “signora”. La differenza è che non voglio più illudermi di non avere perversioni: non è fingendo che il sesso e desideri nascosti non esistano che si elimina il “problema”: il sesso esiste, è bello… e noi donne ne facciamo parte, quindi… ragazze sveglia, fate sentire la vostra voce!

    Domiziano Cristopharo.

    Deep Web XXX lo definiamo una moderna versione del “mondo movie”, che è un sottogenere cinematografico che deriva dal film documentario e dall’exploitation tipica di certe produzioni Italiane anni sessanta. A discapito di pretese scientifiche, giornalistiche o storiche, il mondo movie intende colpire lo spettatore con immagini e temi scioccanti e controversi, con insistenza e morbosità e sotto forma di filmati/documentaristici… e quale mezzo oggi è più attuale del web per diffonderle? E mi sto divertendo molto a interagire con i colleghi inglesi (poi, è rinomato il loro senso dello humor, no?) e le loro idee bislacche. Ho fortemente voluto portare all’interno della produzione delle presenze femminili, credo sia importante dare anche una sensibilità e visione differente a tematiche che sono state una prerogativa solo “maschile” fino ad oggi.

    Sam Mason Bell.

    Per Deep Webb XXX, io e Jackson Batchelor vogliamo approcciare un tema forte in moto satirico, mirato al disgusto verso classi dirigenti e gli abusi che esse fanno alle masse populiste, usando i loro stessi strumenti di “bullismo” quali la religione e la politica, ma sotto forma di un gioco perverso. Collaboro al film con la mia compagnia, la Trash Art, con la quale sviluppo vari progetti, ma sempre in totale libertà creativa: da antologie horror fino a web comedys come THE MAKING OF.

    Elisa Carrera Fumagalli.

    Sono un’attrice e regista di 26 anni, ho da sempre la passione per l’horror. Mi sono formata a Milano e all’estero in particolare in Giappone. Quando Domiziano mi ha proposto questo lavoro prima da attrice poi da regista ne sono stata subito entusiasta. Purtroppo non credo, la maggior parte del cinema è legato ai vecchi schemi e a proposte fatte con lo stampino. Il cinema contro come amo chiamarlo io c’è ma è ancora di nicchia e sottovalutato. Ho lavorato come attrice per Davide Pesca con cui mi sono trovata in sintonia. Mentre con gli altri ho un rapporto molto più platonico che spero ci sarà occasione di consolidare… magari con altri progetti! Il mio cortometraggio nasce dalla mia curiosità verso tutto ciò che riguarda la religione. Soprattutto quando un essere umano viene tramutato in qualcosa di divino. Questo di conseguenza crea un’attrazione nei suoi confronti che può diventare maniacale e per certi versi sessuale. Ho chiesto una sceneggiatura da cui potesse trasparire tutto ciò e Francesco Foletto, lo sceneggiatore del mio segmento, l’ha creata per me.

    Una foto esclusiva dall’episodio di DEEP WEB XXX diretto da Elisa Carrera Fumagalli. Copyright: klub99.it

    Mark Thompson Ashworth.

    Sin da piccolo amavo i film dell’orrore, poi eventualmente ho scoperto anche i classici del cinema gotico Italiano. Ho studiato recitazione a Londra ma la mia ambizione era sempre di trovare un modo di venire in Italia e lavorare nel ambito cinematografico. Finalmente sono riuscito e ho iniziato come doppiatore. Poi ho fatto anche attore e soprattutto dialogue coach, lavorando anche con attori e registi importanti.
    AM: Quale è il tuo ruolo inDeep Web XXX?
    Il mio ruolo nel film è di collegare i diversi episodi. Non posso dire niente altro però perché non voglio rovinare la sorpresa!

  • “Il mio modello di riferimento sono state le nature morte del ‘600”. INTERVISTA A Poison Rouge per Sacrifice

    SACRIFICE è il film che inaugura la “trilogia della morte” uno dei tre film “estremi” prodotti daDomiziano Cristopharo, di cui è in post produzione già il secondo capitolo intitolato TORMENT (per la regia diAdam Ford).

    Metaforicamente ancheil progresso di un artista è un continuo sacrificio, in una continua estinzione della personalità. Dopo aver visionato il film in anteprima (lo recensirò a breve) ho fortemente voluto incontrare a RomaPoison Rouge, fra le varie cose: attrice, performer di Body art, campionessa di Thai Boxe e Body Builder… anche perché quando mi ricapita nel panorama indie Italiano una regista donna, e per lo più dedita al genere “extreme”?

    Poison interpreta la sfortunata Lisa Rubin inHouse of Flesh Mannequinsdi Cristopharo, film che segnerà l’inizio di una stretta collaborazione fra l’attrice ed il regista romano che la ingaggia come assistente alla regia, affidandole poi altri ruoli in film comeHyde’s Secret NightmareePhantasmagoria.

    A. Masina: Raccontami tutto dall’inizio!

    Poison Rouge: Quando Domiziano Cristopharo mi ha chiesto di leggere e poi dirigere uno script che gli era capitato fra le mani, son stata colta dall’indecisione; davvero non mi sentivo pronta e allo stesso tempo era tutto così appetibile per potervi rinunciare! Fortunatamente fin dai primi incontri mi son trovata bene con tutti sul set, ed il feeling che si è stabilito è stato essenziale per sentirmi sicura. Ho avuto modo di vedere location bellissime fra Bulgaria ed Italia, alcune un po’ “magiche”; ho avuto un attore esordiente ma pieno di energie… sempre incoraggiante e carico di una positività contagiosa, e per un regista questa è una benedizione. Inizialmente, in fase di pre-produzione mi ero ritagliata un cameo, il ruolo femminile che poi ho affidato a Flora Giannattasio.

    A. Masina: Come mai questo cambiamento in corso d’opera?

    Poison Rouge: Non so… forse avevo sottovalutato tutta la concentrazione che una regia richiede, o forse questa mi ha affascinato al punto che stavolta non mi sono proprio saputa vedere anche “al di là” della macchina da presa. Flora poi, ha una fisicità molto più adatta al ruolo: è la tipica bellezza mediterranea che richiedeva lo script… ed è capace di essere solenne ed incutere timore già solo con una risata o uno sguardo. Non posso negare che la visione di opere forti come DOLL SYNDROME o RED KROKODIL mi abbiano profondamente segnata ed influenzata. Sono stata sul set, ho conosciuto anche quella persona straordinaria che è Brock Madson… e vedere Domiziano all’opera è sempre un modo per imparare qualcosa perché ogni volta si approccia ai film in modo diverso.

    A. Masina: Dalla scelta musicale, a certe visioni oniriche, il parallelismo con Red Krokodil è immediato…

    Poison Rouge: Sicuramente citare queste due opere in alcune scene mi ha fatto sentire più sicura nell’approcciare certe “direzioni stilistiche”, ma una volta acquisita questa “sicurezza” mi son voluta differenziare, spingendo le immagini verso una dimensione meno depressiva, aprendo spiragli di colore, luce e speranza (sebbene non ve ne sia) che rendono morbosamente affascinante anche la decomposizione.

    A. Masina: Il finale del tuo film sembra un quadro, e si guarda questo decadimento con un senso di morbosa soddisfazione.

    Poison Rouge: Son contenta che lo hai notato, perché il mio modello di riferimento son state le nature morte del ‘600, il secolo della crisi, caratterizzato innanzitutto dalla perdita della fiducia nelle potenzialità dell’uomo di dominare la natura e l’universo e di essere artefice del proprio destino. La centralità assegnata nella natura morta al mondo delle cose inanimate escluse la presenza diretta dell’uomo per dare agli artisti la possibilità di concentrarsi sulle proprietà degli oggetti: le forme e i volumi, la materia, il colore e la reazione alla luce. L’abilità del pittore consisteva nel selezionare tali oggetti, disporli nello spazio affinché diventassero “presenze” ordinandoli in una unità figurativa compiuta in sé.

  • “La mia attenzione non va alle immagini perfette ma alla storia”. INTERVISTA a Signe Baumane

    Signe Baumane è una grande animatrice indipendente di origine lettone. L’abbiamo intervistata mentre sta lanciando il crowdfunding per il suo nuovo progetto,My love Affair With Marriage: un film che indaga nel profondo, anche attraverso la scienza, l’amore, il matrimonio e l’essere donna, oggi.

    Stefano Nicoletti: Sei nata in Lettonia e poi ti sei trasferita a New York. Questo mix di culture, come influisce sulla tua arte?

    Signe Baumane: Credo di essere unanimale delle culture di mezzo. Quando avevo cinque anni la mia famiglia si trasferì dalla lettonia a Sakhalin, l’isola vicino al Giappone, e vivemmo lì per tre anni. Dovetti imparare il russo con urgenza per sopravvivere (il primo giorno i ragazzini locali catturarono me e mia sorella e ci tennero prigioniere per una lunga, terrorizzante mezza giornata. L’esperienza mi insegnò cheimparare la lingua è la priorità numero uno in qualsiasi cultura io decidessi di integrarmi). Poi ho vissuto sei anni a Mosca, studiando filosofia all’Università Statale di Mosca. Così, mi sono trovata a vivere e lavorare in tre culture diverse (Lettone, Russa e Inglese/Americana). Una cosa che ti insegna una situazione come questa è come indirizzare temi universali e idee nel tuo lavoro di artista.Spesso mi capita di vedere film che non trascendono la cultura locale, sono troppo specifici e rimangono provinciali.Ho letto di recente che i film indipendenti europei non riescono a valicare i confini. Come artista lo trovo limitante. Io voglio connettermi con ciò che abbiamo in comune, piuttosto che con quello che ci divide. Gli americani sono di natura aperti e ottimisti, mentre i lettoni prudenti, moralisti e pessimisti.Nel mio lavoro queste due tendenze si fondono in modo interessante. Faccio film che sono cupi nei temi, ma si salvano con la leggerezza e l’ironia.

    SN: Il tuo lavoro sembra essere parte di una continua ricerca su soggetti personali e sociali: è una tua esplicita intenzione?

    SB: Buona domanda. Ci ho riflettuto, ma non so se ho trovato una buona risposta. Il mio primo film, “La Strega e la Mucca”, riguardava una grande mucca rossa che veniva uccisa da una piccola strega. Era il 1991 e tutti dissero che si trattava di un film politico. Masi trattava come sempre di un film su di me. Io ero la strega e la mucca la realtà che vivevo. Faccio film partendo da storie che mi interessano e finisco trattando di temi sociali. Forse perché sono una donna e raccontando storie basate sulle mie esperienze personali sto raccontando la storia più ampia di cosa significa essere una donna, cheè in sé un atto di rilevanza politica.

    Ildirector reeldi Signe Baumane

    SN: Nell’era dell’automazione, qual è il significato più profondo dei cartoni artigianali?

    SB: Il modo in cui lavoro, il modo in cui vedo l’animazione, è quasi come la scrittura manuale. È istantaneo, intuitivo e spontaneo.Il mio approccio all’animazione va in cerca di una connessione personale, come un capo di vestiario fatto a mano: non sarà perfetto, ma contiene l’amore di chi lo ha fatto per tenerti caldo. La mia attenzione non va alle immagini perfette, ma alla storia, al suo significato e al suo collegamento con le altre persone.

    SN: Qual è la sfida principale nel realizzare il tuo nuovo progetto, “My Love Affair With Marriage?”

    SB: Beh, i soliti. Mettere insieme i pezzi tra raccolta fondi, coproduttori, il casting…Avremo trenta persone tra attori e cantanti.È un sacco di duro lavoro e non sono molto brava in ciò. Non vedo l’ora di realizzare sfondi e animazioni, ma per arrivare fin lì bisogna completare tutte le altre fasi.

    SN: Che relazione c’è tra la storia che scrivi e quella che poi invece illustri e animi?

    SB: Quando scrivo, la parte visuale del mio cervello è spenta. Quando passo all’animazione, invece si spegne la parte testuale.È strano. È come se due persone diverse stessero realizzando il film all’interno di una stessa persona reale.Così quando scrivo la storia immagino i personaggi e ciò che faranno in modo molto diverso da quando inizio a far loro spazio.

    Ci sono ancora alcuni giorni per partecipare allaraccolta fondi su Kickstarter, cliccandoquesto link.

  • IL NUOVO ALBUM E IL TOUR: intervista a Carlo De Toni dei RHUMORNERO

    Il 20 gennaio esce“Eredi”, il nuovo album deiRHumorneroche segue a distanza di alcuni mesi il singolo di successo“Un miliardo d’anni”che ha girato senza sosta, per settimane, su Virgin Radio. Lo stesso giorno parte anche il Tour e saremo lì, alBorderlinedi Pisa, a goderci la prima tappa. Ho intervistato il cantante, compositore e chitarristaCarlo De Toniche mi ha raccontato come“Eredi”siapassato, presente e futuro della band toscana.

    SN: Ciao Carlo e grazie per questa intervista a Klub99. Il nostro sito nasce come finestra sul cinema indipendente, quindi la prima domanda è: hai mai pensato alla tua musica come a una possibile colonna sonora di qualche film? E che film potrebbe essere?

    CDT: Ciao Stefano, grazie a te per questa intervista, saluto tutti i lettori di Klub99, quando vuoi possiamo parlare di cinema fino allo sfinimento, ne sarei felice, la risposta alla tua domanda è che credo sia inevitabilmentela colonna sonora del film della mia vita, non potrei raccontare altro, grazie alla rete osservo il mutare della marea dal mio piccolo borgo medievale da 40 abitanti mentre tutto quanto scorre innaturale tra gli alti e bassi di questo presente.

    SN: Ho conosciuto i Rhumornero grazie alla programmazione su Virgin Radio. Poi ho scoperto che avevate già autoprodotto un album, “Il cimitero dei semplici” che è un piccolo capolavoro di rock duro, ma al contempo raffinato con testi curatissimi e molto suggestivi. La mia impressione è che sia stato pensato come un concept album, è così?

    CDT: Abbiamo stampato tre album“Umorismi Neri”,“Il Cimitero dei semplici”e “Eredi”, in più abbiamo partecipato alle compilation di Virgin Radio “Xmas in rock” volume 1 e 2 con “Last Christmas (non si sentirà)” e “Sotto le stelle” e la “Virgin style rock” 6 con“Schiavi moderni”. Anche se ascoltandolo può sembrare così, no, non abbiamo pensato a un concept, credo che un album sia la fotografia del tuo presente in quel determinato periodo. “Il cimitero dei semplici” èun album che riflette sul concetto della morte come nascita e non come fine, è stato realizzato in maniera maniacale come tutti i nostri lavori.

    SN: Il 20 gennaio esce il vostro nuovo lavoro, “Eredi”, che è già stato anticipato dal potentissimo singolo “Un miliardo d’anni”. Cosa possiamo aspettarci e cosa c’è stato di diverso nella lavorazione rispetto agli album precedenti?

    CDT: “EREDI” ha avuto una storia molto particolare. È un album che in qualche modo riassume dieci anni di band, all’interno ci sono nove inediti e quattro bonus track, i due singoli scritti su richiesta diVirgin Radio(“Last Christmas (non si sentirà)”e“Sotto le stelle”) in più troverete“L’equilibrio”(tratta da “Umorismi Neri” e riprodotta nel 2015) e dopo svariate richieste da parte dei fan abbiamo inserito anche“Schiavi Moderni”(da“Il cimitero dei semplici”) essendo un’autoproduzione difficile da trovare su supporto fisico.

    Alla fine delle registrazioni di “Eredi” ci siamo trovati a produrre il primo brano per la “Xmas in rock” di Virgin Radio (“Last Christmas (non si sentirà)”) questa volta affidandoci alla produzione artistica ed esecutivaPietro Foresti(produttore dell’anno al m.e.i. 2016). L’esperienza fu talmente positiva che decidemmo di riaprire il mix dei singoli del nuovo album per avere il suo inconfondibile tocco e il risultato alle nostre orecchie fu strepitoso, la sua capacità di capire la natura e l’emotività delle composizioni mi ha sempre affascinato e sorpreso, la sua competenza e professionalità sono un motivo di crescita quotidiano, un sodalizio destinato…. durante la scrittura di“Eredi”è nata mia figliache inconsciamente ha spostato la scrittura dei testi verso concetti che riguardano anche la responsabilità verso il futuro per chi arriverà dopo di noi.

    SN: Il 20 gennaio parte da Pisa anche il vostro tour che toccherà i club di un po’ tutta l’Italia (saremo lì a vedervi per raccontare poi il concerto). Che suono state preparando per chi verrà a vedervi e ascoltarvi?

    CDT: Stiamo preparando un concerto di puro hard rock, abbiamo bilanciato la scaletta con il materiale dei tre album,“Eredi”sarà suonato quasi interamente. Ci stiamo divertendo molto e siamo pronti a portare la nostra musica in tutta Italia assieme alla“HUB music factory”che sta curando il tour.

    Il video ufficiale di “Un Miliardo di Anni” dei RHumornero

    SN: Chiudiamo con una curiosità che è legata al mio interesse per l’evoluzione dell’uomo a contatto con le nuove tecnologie. In “Un miliardo d’anni” canti: “La nostra devozione è diventare macchine”, c’è qualcosa in particolare che ti ha ispirato questi versi?

    CDT: “Un miliardo di anni” porta l’attenzione al nostro livello di indifferenza, siamo il gregge che aspetta il prossimo comando da eseguire in fretta, non accettiamo il fatto che siamo esseri perfetti, il massimo capolavoro che la terra abbia mai visto in tutti i suoi mutamenti, le nostre capacità vanno ben oltre la nostra attuale comprensione e forse è per questo che siamo così persi,talmente bisognosi di un abbraccio da diventare carnefici anche di noi stessi.

    Ciò che ha ispirato i testi di“Eredi”sono state le scrupolose visioni dei social network in questa nuova era della comunicazione, il processo “meccanico” è partito già alla fine dell’800, la tecnologia ha fatto passi incredibili se pensiamo che appena un secolo fa le macchine non esistevano, ci siamo talmente appassionati del “progresso” che come sempre non abbiamo chiara la visione del rovescio della medaglia, dai comfort casalinghi alle armi, tutto senza misura in totale espansione senza controllo verso la totale perdita dell’istinto di conservazione, i valori si perdono per dare spazio al dio denaro che governa i nostri sistemi sociali, siamo intrappolatie ci stiamo lentamente abituando a fare quello che non ci piace fare come se fosse la cosa giusta.

    A livello spirituale verso le incredibili capacità dell’essere umano e la sua perfezione non abbiamo fatto un passo (diceva Terzani), eppure, aldilà di questo totale degrado che si perde nell’indifferenzaè il miglior momento per creare ed osare, le regole sono cambiate, gli schemi stanno crollando, le certezze sono finite, c’è uno spazio grande che si può colmare soltanto con l’entusiasmo che sprigiona la creatività… un abbraccio a tutti i lettori di Klub99 e uno particolare a Stefano Nicoletti.

    Ecco le altre date del Tour:

    1 Febbraio 2017  MERCOLEDI’ ROCK 100dieci – PERUGIA
    2 Febbraio 2017  TBA, TERAMO
    3 Febbraio 2017  Historic Club 73 – TARANTO
    4 Febbraio 2017  Cellino Attanasio, TERAMO
    5 Febbraio 2017  Traffic Live – ROMA
    3 Marzo 2017 Legend Club- MILANO
    4 Marzo 2017 Mephisto Rockafè – LU MONFERRATO (AL)

  • PREPARARSI ALLA MORTE: Intervista a Luigi Pastore

    Luigi Pastoreha perfettamente ragione quando scrive sulla pagina Facebook del suo nuovo progetto, il web format “Prepararsi alla morte”, che la morte è un argomento da cui molti fuggono istintivamente, nonostante sia una delle poche certezze che la vita ci riserva.

    La prima puntata sarà diffusa il13 gennaio sul canaleYoutubee suTVDigit.it.

    SN: È un progetto nuovo rispetto a quelli che ti hanno fatto conoscere. È venuta prima l’idea di misurarti su questo format particolare o quella di affrontare questo tema specifico, quello della morte?

    LP: Il format sul tema tanatologico era in preparazione già da tempo, doveva trattarsi di raccontare la storia di personaggi importanti partendo dalle loro tombe. Il titolo doveva essere “Sepolcri”, ma non ho mai trovato la giusta forma editoriale finché la scintilla è scattata in un momento doloroso per me, la morte di mio padre. Mentre ero lì nella camera mortuaria ho notato un tavolo autoptico e ho scattato lì la prima foto che poi lancerà il programma.

    SN: Come saranno strutturate le varie puntate?

    LP: Saranno 5 puntate settimanali. Il tema della morte ha sempre affascinato artisti, poeti, scrittori… e il senso del programma è raccontare la morte attraverso le testimonianze di cinque personaggi che hanno affrontato direttamente l’argomento. Nella prima puntata ci saràPaola Giovetti, autrice di un libro che ho letto a tredici o quattordici anni e che è stato anch’esso una fonte di ispirazione per il programma. Nelle successive puntate ci sarannoMauro Petrarca,Giacomo Taffodelle Onoranze Funebri Taffo, che è diventato noto per questo suo modo originale di fare marketing, poiSergio Stivalettie chiuderemo con una bella intervista aCadaveriapasseggiando nella città magica di Torino.

    SN: Cosa lega i tuoi vecchi lavori a questo?

    LP: Il tema della morte è sempre presente nella mia cinematografia. Già in un mediometraggio del 1996,“Fine millennio”, ispirato da un incubo, mi trovavo a vagare in una città di morti, fino a incontrare la morte stessa. Anche in“Come una crisalide”c’è una scena in un cimitero in cui il personaggio principale dice di essere ossessionato dalla morte. Quindi questo tema mi ha sempre accompagnato, messa in scena compresa.

    SN: Nella pagina Facebook si dice che il tema affascina, ma è anche molto delicato da affrontare. Come metterai insieme questi due aspetti?

    LP: Lo scopo del format è proprio affrontare i vari punti di vista degli ospiti sul tema della morte, penso a Sergio Stivaletti che con i suoi effetti ha dovuto costantemente affrontare la morte, fino a doverla rappresentare fisicamente in“Dellamorte Dellamore”di Soavi e Sclavi. Penso a Mauro Petrarca, che ha proposto spesso in TV il personaggio del poeta cimiteriale con il suo canzoniere macabro.

    SN: Ci saranno le musica dei Cadaveria.

    LP: Sì, li ho conosciuti nell’ambito dell’Italian Horror Festival,la loro musica mi piace particolarmente e quando ho dovuto pensare a musiche adatte per il format ho fatto loro questa proposta che è stata accettata immediatamente.

    SN: I promo del format sono molto cinematografici, c’è un’intenzione precisa in questo senso?

    LP: Assolutamente sì, l’accostamento mi sembrava adatto e ho proceduto in questo senso.

    SN: Prossimi progetti?

    LP: Tornerò al thriller che è il genere che preferisco, i tempi non sono brevissimi, ma ci stiamo lavorando.

    La pagina Facebook del progetto si trova al link: https://www.facebook.com/prepararsiallamorte/

  • [ESCLUSIVA] Black Death – The Series: interviste a regista e produttore

    Della serie webBlack Death: The seriesper ora non si sa molto, ma quel che si sa ci stuzzica. Innanzitutto, la serie è un adattamento dal fumetto diAndrea Gallo Lassereedito daEdizioni Inkiostro. Sarà diretta dall’attore e registaLuca Canale Brucculerie prodotta daMarco Milone, che abbiamo intervistato.

    Luca Canale Brucculeri:Ho ricevuto in regalo il fumetto e me ne sono immediatamente innamorato, Sono un amante del fumetto di genere e mi piace girare mercatini per cercare i vecchi Oltretomba, Jakula… Sono entrato in contatto con l’autore,Andrea Gallo Lasseree gli ho chiesto se ci fosse già in ballo un adattamento, visto che è un fumetto molto cinematografico, ricco di citazioni e con un struttura on the road molto cinematografica che rimanda al cinema di genere anni ’80, lo stile diLucio Fulci,Mario Bava, lo stessoArgento.

    Gli ho proposto all’inizio un lungometraggio, poi abbiamo optato per la serie perché in 90 minuti non saremmo riusciti a metterci dentro tutti gli elementi del fumetto, che sono moltissimi. Le puntate saranno corte, circa venti minuti, perché il fumetto è molto veloce e voglio portare nella serie lo stesso concetto, lo stesso divertimento. Il punto principale sarà intrattenere più che far paura, anche se rimarrà un horror.

    SN: Come regista, dal punto di vista estetico come stai preparando le riprese?

    LCB:Sto cercando di rimanere più fedele possibile al fumetto pensando sia ai fan, sia all’autore del fumetto, sia a chi non conosce il fumetto. Di sicuro l’ispirazione viene daLucio Fulcie dal nostro cinema di genere. Cito sempreFulciperché è uno dei pochi che mi ha fatto veramente paura, nella sua follia. C’è quindi questo elemento horror ripreso dalla nostra tradizione e poi (e questo è un po’ uno spoiler) posso dire che ci saranno elementi fumettistici, in un certo senso la parte del fumetto sarà spiazzante e molto presente.

    SN:  Girate a Torino, ma la serie è ambientata a Parigi se non erro.

    LCB:Questa era l’idea iniziale, maPaola Barbatopoi in sede di sceneggiatura ha descritto una città anonima, che non ha un nome, ma ha una storia. Io ho aggiunto qualcosa di mio e ho creato questa città molto ricca di storia e di cultura che poi si è dimenticata le sue radici. Ci sono i sobborghi abbandonati e ci sono palazzoni al neon che spuntano dal nulla a raffigurare quella ricchezza fittizia, non artistica. Alla fine la gente sembrerà ricordarsi un po’ da dove arriva davvero questa città.

    SN: La città quindi è un personaggio a parte?

    LCB:Sì, è stata costruita proprio in questo modo, anche grazie alla scenografa che ha capito subito dove volevo arrivare. Se i personaggi sono un po’ i colori sulla tela, la città fa da cornice.

    SN: Sei anche un attore: cos’è che da regista non faresti mai a un attore?

    LCB:Sono due figure che si combattono, ma che si completano:Dylan DogeXabaras, ilJokereBatman… quindi non c’è qualcosa che non farei fare a un attore, piuttosto gli lascerei il suo spazio, perché aiuta molto.

    SN: La serie è prodotta da Marco Milone. Marco, cosa ti ha entusiasmato del progetto?

    Marco Milone:Quale esperto del mercato fumettistico (finalista al premio Franco Fossati nel 2006), mi sono più volte interrogato sulle difficoltà del fumetto italiano di inserirsi con vigore nella scena internazionale. Pur avendo una lunga tradizione (1908 il primo numero delCorriere dei Piccoli), il fumetto italiano ha rivelato un grande potenziale dal fumetto comico a quello d’avventura fino agli anni ’50, per poi espandersi al fumetto nero e a una forma di controcultura che si muove dalla contestazione giovanile del ’68 (forte pure della rivoluzione sessuale) alle nuove avanguardie (nel 1980 esceFrigidaire).

    Oggi il paradigma dominante cambia in una società in continua evoluzione: se gli anni ’90 hanno visto la scena dominata dai manga grazie all’invasione degli anime (cartoni animati giapponesi) sui nostri palinsesti, ancora oggi assistiamo a un revival del fumetto supereroistico americano attraverso il traino delle produzioni cinematografiche. Proprio sfruttando la cross-media culture con Luca abbiamo deciso di avviare questo progetto, omaggiando la tradizione dei b-movie italiani, e dando spazio a una serie recente che, insieme alle altre pubblicate da Edizioni Inkiostro, sta finalmente ridefinendo il concetto di fumetto italiano.