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  • [SPECIALE] Paura Nella Città dei Morti viventi. Intervista ad Antonio Tentori

    Antonio Tentoriè uno cheLucio Fulcilo conosce bene. Non solo perché ha scritto insieme al compiantoAntonio Bruschiniun libro a lui dedicato che si chiamaLucio Fulci: il poeta della crudeltà(Ed. Profondo Rosso). Tentori con Fulci ha collaborato in prima persona co-sceneggiando due film horror del suo ultimo periodo:Demonia(non accreditato) eUn Gatto nel Cervello.

    L’ho voluto interpellare anche perché avevo una necessità personale…

    Ti faccio una confessione. I film diLucio Fulcili posso vedere col contagocce. Guardo film dell’orrore da quando sono bambino, mi rimbalza tutto ma i film di Fulci…

    Antonio Tentori: …Lasciano il segno.

    E mi agitano il sonno

    AT: Perché sono disturbanti

    Anche perché secondo me hanno delle situazioni talmente assurde, senza via di uscita…

    AT: …Che altri non hanno

    Nel libro che hai scritto con Bruschini parlavate della poesia dietro la crudeltà dei suoi film horror

    AT: Sì, è vero.

    Spiegaci meglio il concetto in relazione al filmPaura nella città dei morti viventi

    AT: Ci sono delle immagini crepuscolari molto forti all’inizio, con le scene simultanee della medium da una parte e il cimitero di Dunwich dall’altra parte con il prete che alla fine si impicca. Ma soprattutto c’è la parte finale che è di una poesia macabra incredibile, quando i protagonisti si trovano nei sotterranei con tutti i morti viventi che avanzano insieme al prete fino alla loro fuga fuori dal cimitero stesso. E c’è questa immagine raggelante del bambino che gli va incontro e poi l’immagine si frantuma con quel grido finale. Sono suggestioni uniche nel loro genere e le riscontriamo anche in altri lavori di Fulci, anche thriller, soprattuttoNon si sevizia un paperinoma ancheSette note in NeroeLo Squartatore di New York. Ci sono questi momenti di violenza estrema seguiti subito dopo una strana forma lirica, struggente e malinconica. Accade anche neL’aldilàe soprattutto inQuella villa accanto al cimiteroche forse tra tutti è quello che racchiude meglio questo suo modo di essere lirico e viscerale.

    I Film di Fulci hanno anche un pessimismo che non lascia davvero scampo. Paura nella città dei morti viventi forse lo è più di altri probabilmente anche perché il Male si scatena per la morte di un prete. Se sei religioso potresti pensare che Dio ci ha abbandonati. Non so se sei d’accordo.

    AT: Nei film horror di Fulci non c’è redenzione, non c’è salvezza né speranza, non c’è mai il lieto fine, in nessuno.
    Anche nei film minori, nei quali magari per motivi di budget o per motivi di altro tipo non è riusito a realizzare quello che avrebbe voluto. Però anche lì c’è questo suo stile, questo suo modo di intendere il cinema fantastico che è un cinema sicuramente onirico: un sogno spaventoso che è liberatorio ma anche circolare perché da questo labirinto, in cui lui è così abile ad immergere lo spettatore, non se ne esce.
    Questo accade ovviamente anche in film comePaura nella città dei morti viventiche è tra l’altro un film molto importante perché si colloca esattamente tra due film seminali nella filmografia di Fulci che sonoZombi 2, anche quello con un finale apocalittico, eL’aldilàcon un finale atrettanto nero in cui i due protagonisti finiscono in un mondo “altrove” dove in realtà sono morti.

    E poi è un pessimismo che faceva morire il personaggio principale che tu immaginavi sopravvivesse…
    I dettagli splatter in generale hanno nel suo cinema una certa importanza.

    Fa parte del suo stile sin dai primi horror, ma anche dei thriller. Lui è un regista che ha osato in epoche non sospette. Negli anni ’70 andava oltre. Un po’ per un gusto grafico che era anche simbolico e andava oltre il semplice effetto splatter, a mio avviso. E un po’ anche per cercare di competere con gli americani. Ricordiamo che alla fine degli anni ’70 quando esceZombi 2, il primo horror di Fulci, in America c’erano già film molto forti ed estremi. Un nome su tutti proprioGeorge A. Romero. Noi da parte nostra avevamo i nostri truccatori a mio avviso eccellenti: uno per tuttiGiannetto De Rossi. Fulci si avvaleva di artisti del makeup e dell’effetto speciale come De Rossi ma ancheRosario Prestopino,Maurizio Trani. Loro avevano questo compito importante nei film: c’è una storia in cui avvengono degli eventi raccapriccianti raccontati con dovizia di particolare. Ma era la cifra stilistica di un autore a mio avviso con la A maiuscola.

    Parliamo degli zombi nel film. Sono stati messi anche per dare un seguito a quelli diZombi 2, visto che cominciavano ad andare di moda. Quelli diPauraperò non sono i classici morti viventi.

    AT: Sono molto particolari gli zombi di Fulci. Quelli diZombi 2sono riconducibii alla magia nera e al voodoo, mentre inPaura nella città dei morti viventisono zombi abbastanza singolari perché sono quasi dei fantasmi. Sono zombi che appaiono improvvisamente e altrettanto improvvisamente scompaiono dopo aver colpito in maniera feroce e zombificato le loro vittime.
    Il loro aspetto è diverso. Non sono più i morti lividi e putrefatti diZombi 2sono quasi più fantasmi. Hanno l’aspetto da cadaveri viventi ma hanno qualcosa di fantastico e sovrannaturale che li rende diversi e questa secondo me è un’ottima idea, un’ottima scelta vincente perché si differenziano, come si differenziano anche gli zombi diL’aldilàche appaiono nel finale nell’ospedale.

    Parliamo a questo punto anche delle influenze che il film ha dato in seguito ad altri registi. Tarantino ad esempio ha citato Paura almeno in un paio di occasioni.

    AT:Kill Billsicuramente. La scena del seppellimento. La poetica di Fulci si rifaceva anche a scrittori fondamentali dell’horror come Lovecraft e Poe e inPauraci sono entrambi. Lovecraft per la cittadina di Dunwich e con queste entità mostruose che aspettano solamente di essere scatenate e c’è Poe con la Sepoltura Prematura nella scena emblematica conKatherine MacCollche, sepolta viva, si risveglia nella bara e Peter, che diventerà il suo compagno di viaggio in questa avventura incredibile, cerca di salvarla armato di piccone ma rischia ad ogni colpo di ferirla in maniera mortale. È una delle scene migliori del film.

    È la mia preferita

    AT: Non a caso un regista come Tarantino, da sempre attento alla cinematografia di genere italiana, ha trovato in Fulci alcune influenze e suggestioni che poi ha preso per i suoi film.

    [SPECIALE] Paura nella Città dei Morti Viventi. Introduzione.

    [SPECIALE] Paura nella Città dei Morti Viventi. Intervista a Giovanni Lombardo Radice.

    [SPECIALE] Paura Nella Città dei Morti Viventi. “Il fritto misto alla ricerca della sequenza cult” di Dardano Sacchetti.

  • [ESCLUSIVA] La Chiave della Ricerca – Intervista a Louis Nero

    È una domenica sera.
    Il telefono diLouis Nerosquilla brevemente, poi un’improvvisa interferenza e infine la sua voce profonda e pacata. Sta preparando uno dei set del suo nuovo lavoro,The Broken Key.
    Ha fretta, ma non mette fretta.
    In sottofondo, i rumori di chi lavora per la magia del cinema.

    SN:Grazie Louis per la tua disponibilità. La tua produzione cinematografica è peculiare: avevo la curiosità di chiederti se ci sia un film in particolare che ti ha segnato e cambiato il tuo punto di vista sulla settima arte.

    LN: Tutto un genere di cinema, dalPasto nudo, Cronenberg in generale, aDavid Lynch

    Poi mi incuriosiva anche un altro fatto. Le statistiche ci raccontano che su Internet quasi nessuno guarda un video se dura più di un minuto. Come vedi il futuro del cinema in sala, vista l’importanza che ha Internet oggi?

    Credo che il gusto del pubblico stia sicuramente cambiando, non necessariamente in direzione di qualcosa di più veloce, però sta cambiando, quello sì. Quale può essere il futuro non te lo so dire, ma credo che la fruizione di qualcosa di molto veloce conviverà con la fruizione di qualcosa di più complesso.

    I personaggi dei tuoi film sono sempre alla ricerca di qualcosa, fuori e dentro di loro. Qual è invece la direzione della tua ricerca come autore e regista?

    Io uso il cinema per fare ricerca, il cinema è un mezzo che mi permette di cercare ed esplorare in un modo che con un altro lavoro sarebbe impossibile… per me quindi il cinema stesso è ricerca, non farei cinema con altre motivazioni. Quando decido di raccontare una storia indago su quello che ci può essere dietro e questa diventa la parte più interessante.

    Riguardo alla parte visiva dei tuoi film, che ho sempre trovato complessa e affascinate quanto lo storytelling, come la prepari? È parte della scrittura?

    Partendo dalla fase di scrittura c’è un lavoro molto preciso sia nella gestione delle luci, sia nella scenografia. Col mio scenografoVincenzo Fioritocuriamo nel dettaglio ogni più piccola scena fino all’esasperazione, alcune volte anche quelle cose che nel film non si vedranno mai. 

    Passiamo a “The Broken Key”, il tuo ultimo lavoro. Mentre i precedenti avevano spesso un’ambientazione storica, questo è un po’ il tuo primo “viaggio nel futuro”. Un caso o un’evoluzione inevitabile?

    La fantascienza mi ha sempre affascinato e ho trovato occasione di poterla raccontare con questa storia. Un certo genere di fantascienza, il cyberpunk o comunque quella ispirata aPhilip K Dick, è uno dei miei generi preferiti. 

    Cosa resterà di “The Broken Key” allo spettatore che lascerà la sala?

    Spero che lo spettatore possa riflettere su quei temi che hanno ispirato la storia, quindi la ricerca interiore, la volontà di cercare il cambiamento e la possibilità di credere in un continuo miglioramento, senza fermarsi a dire che tutto va male e che il mondo è fatto così… questo è il messaggio principale che mi farebbe contento se riuscisse a passare allo spettatore.

    La storia infatti sembra parlare di un futuro dove aspetti positivi e negativi si mescolano.

    Sì, ma in realtà no, perché è il punto di vista dello spettatore che all’inizio non riesce a vedere negli aspetti negativi quegli ostacoli che gli permettono di poter crescere. Tutto il film tratta del cambiamento del punto di vista: il protagonista mano a mano riesce a capire la vera funzione di quei personaggi che all’inizio sembrano solo ostacoli. 

    Il cast è internazionale e ci sono dei gran bei nomi: come si pongono questi attori rispetto a una produzione indipendente?

    Guarda, già nella scelta ci siamo concentrati su attori interessati al cinema d’autore, di qualità, quindi è stato facile poterli convincere ad accettare il ruolo.

    E il casting che avete lanciato su Internet, com’è andato?

    Benissimo, in due giorni sono arrivate tremila persone, siamo rimasti soddisfatti perché abbiamo trovato facce nuove, interessanti, completamente inedite…

    Ultima domanda: “The Broken Key” viene girato completamente a Torino, la tua città…

    In realtà no, oltre a Torino è girato per il 10% al Cairo e per il 10% a Londra.

    Su Torino, hai scelto le location più con la testa o più con il cuore? Ognuno ha degli angoli preferiti della propria città…

    Il protagonista attraversa molti luoghi di Torino legati al mistero e all’esoterismo, quindi la scelta cade su luoghi che hanno proprio ispirato la storia. Luoghi molti precisi, di Torino e del Piemonte.

    Interrompiamo la telefonata e non mi è difficile immaginare Louis affrontare la preparazione della scena successiva con la calma e la determinazione di chi ha un grande privilegio, quello di sapere esattamente cosa sta cercando.

    Per ulteriori informazioni: http://www.altrofilm.it/the-broken-key/

  • [ESCLUSIVA] Il Giallo quarant’anni dopo: intervista a Luciano Onetti per Francesca

    Dopo il buon successo di critica e pubblico diSonno profondo(2013), i due fratelli argentiniNicolás e Luciano Onettitornano a illuminare i Festival internazionali con il Giallo del nuovo filmFrancesca. È un dovere e un piacere seguire chi, come loro, riesce con pochi mezzi a suggestionare le platee mondiali. Quindi ho chiesto a Luciano se poteva rispondere a qualche domanda per Klub 99 e ne è stato ben felice.Ecco cosa ci ha risposto.

    Stefano Nicoletti: Con “Sonno profondo” sei riuscito, insieme a tuo fratello, a realizzare ciò che ogni videomaker sogna, cioè produrre un film con pochissimi soldi e farlo girare per tutto il mondo: secondo te è stato un caso irripetibile o potrebbe essere davvero un modo realistico di fare cinema?

    Luciano Onetti: Oggi giorno grazie all’avvento della tecnologia è molto più facile riuscire ad avere risorse che una volta non si potevano. In effetti, nell’ambito della musica oggi è molto più facile registrare il tuo album comodamente da casa e anche con il cinema succede qualcosa di simile. Se tu hai una videocamera non professionale puoi comunque plasmare la tua idea senza il bisogno di ricorrere a macchine grosse e nemmeno devi spendere un sacco di soldi.

    Devo però sottolineare, che non è facile fare un prodotto che poi arrivi a tutti o che almeno raggiunga certe gare nei festival di cinema. Sappiamo che oggi è più facile fare un film ma questo non vuol dire che sia più facile raggiungere gli obiettivi. Bisogna dedicare tantissime ore di lavoro, sforzo, volontà, ore e ore di tutto questo e in mezzo ci sono i contrattempi, gli stati d’animo, a volte le frustrazioni, è vero: è un modo realistico di fare cinema, però alla fine tutto questo si vede nel prodotto.

    Se devo essere sincero, posso dire che oggi come oggi chiunque può fare un film, da quello che ha già la storia fino a quello che poi fa la regia. Il motivo per il quale esistono i festival è proprio per fare una selezione della quantità incredibile che ci sono di film e quelli che poi vengono fuori sono film che hanno qualcosa di diverso. Attualmente, ci sono un sacco di film sui fantasmi, con un livello di produzione molto buono e non è strano che un film fatto con meno risorse chiami l’attenzione, magari perché è diverso, ha un aria differente da respirare in mezzo a tutto quello che esce e che si assomiglia.

    Probabilmente questo è successo conSonno profondo, magari potrebbe ripetersi, ma è difficile, soprattutto in un genere come il giallo, che,sinceramente, poca gente conosce. Qualsiasi film del genere giallo degli anni ’70 è molto difficile che oggi venga percepito bene da un ragazzo di 18 anni. Loro vogliono zombies, fantasmi, esorcismi ma ci sono migliaia di film di questo genere ogni anno. Perché è quello che vende di più, giusto? Noi siamo molto felici di essere riusciti a fare un film comeSonno profondocon pochi soldi e di essere arrivati in tanti paesi, visto che questa era la mia prima composizione visuale. Potrebbe ripetersi la stessa cosa e succederà sempre che ci si metta in gioco con qualcosa di diverso in mezzo a tanti prodotti.

    S.N.: Sono un grande appassionato del Giallo all’italiana, ma non riesco a spiegare cosa mi attrae così tanto di questo genere… forse il fatto di vedere sempre i personaggi usati come cavie… cos’è che invece ha spinto te a riproporre oggi questo genere?

    L.O.: Il giallo è un bellissimo genere da tanti punti di vista: estetico, narrativo, l’ambientazione, la musica, il modo di recitare. Io ho sempre detto che è la bellezza della semplicità. Non c’è presunzione nei film del genere giallo. L’idea era di tornare a fare un giallo ma come se non fossero mai passati gli anni. Riuscire a ricreare l’atmosfera dei film di quel periodo. Il giallo non è un genere molto usato per fare un film, come dicevo prima, perché non è commerciale, non vende.

    Però è una bellissima opportunità per fare vedere i lati artistici, oltre al fatto che io mi sono sentito molto a mio agio con questo genere sin dall’inizio e potevo anche cogliere l’opportunità per mostrare il mio lato musicale. Siccome non conoscevo gente che si occupasse di cinema nella mia città, non ho potuto affrontare un progetto troppo ambizioso dove ci voleva più gente, più soldi, più attrezzature. Ho scelto quello più semplice ma altrettanto bello per cominciare.

    S.N.: Oggi si può riuscire a essere originali realizzando cinema di genere, come il Giallo? Che valore ha per te l’originalità?

    L.O.: È possibile essere originali in questo genere ma è abbastanza difficile. Il giallo ha dei cliché ben definiti in tutti i film che sono stati fatti, quindi quando si usano quei cliché i critici subito dicono che è stata fatta una parodia, un omaggio o un’altra cosa. Insisto sul fatto che è qualcosa che non capisco. I film gialli di una volta erano tutti simili, uguali. Nessuno faceva riferimento a un altro e se tu li guardi si assomigliavano parecchio!

    Attualmente ti paragonano su tutto, dicono che imiti sempre qualcosa e quindi è molto complicato. Così succede con la musica. Se fai qualcosa, subito dicono “Mi fai ricordare i Doors” oppure “Il suono è uguale a quello dei Pink Floyd”. Non si possono negare le influenze del passato che uno ha già nel suo background, è stato fatto tutto. È vero che in quel periodo potevi essere più originale perché cominciavano a inventarsi delle cose. Per esempio Amer (film diHélène CatteteBruno Forzani, gli stessi diL’étrange couleur des larmes de ton corps, N.d.r.) ha usato praticamente i primi piani del giallo e le luci blue e rosse, ma per me il giallo è molto più di questo. Per non parlare quando viene usata la stessa musica che è stata usata in altri film.

    Quindi, fino a che punto possiamo parlare di originalità? Posso dire che l’originalità di questo film è l’assenza di dialoghi, perché se fai un giallo “parlato” diventa subito un poliziesco. Nel caso diSonno profondoè stato fatto al 100% dal punto di vista dell’assassino, tralasciando il lato poliziesco e sapevo benissimo che non volevo fare qualcosa di commerciale, allora mi sono permesso di giocare con alcune scene deliranti che solo i fan del genere possono capire.

    Sonno profondonon è per tutti, coloro che dicono cheSonno profondonon ha una storia devo dire che si sbagliano. Ha una trama molto interessante, so che è difficile da capire, e questa è una cosa voluta. L’altra cosa originale è che è stata ambientata praticamente negli anni ’70 sia da un punto di vista visivo che per l’audio, perché penso che un giallo moderno non sia un giallo, non riesco a immaginarmi un assassino con i guanti di pelle nera che usa uno smartphone, perché il dito non potrebbe assolutamente scivolare sul display e se vuoi essere originale, sicuramente finisci per trasformare l’assassino classico del giallo in un criminale come Jigsaw nel filmSaw.

    S.N.: Mentre realizzavi “Francesca” hai pensato di migliorare qualcosa di cui non eri contento in “Sonno profondo”?

    L.O.: Quando abbiamo pensato aFrancescacon mio fratello Nicolas, sapevamo che sarebbe stato diverso rispetto aSonno profondo, perché quando abbiamo fatto il nostro primo film non pensavamo di partecipare ai festival di cinema. Avevo quindi un altro tipo di libertà che invece dopo ho perso.

    Abbiamo imparato molto sui festival, le critiche… Sono cose che ti portano a valutare molto se vuoi continuare con il mondo del cinema, devi migliorare certi aspetti. Pensiamo cheFrancescasignifichi una crescita per noi, nella parte tecnica, visiva, sonora, narrativa.Francescaè un film giallo che non soltanto piacerà ai fan ma anche a quelli che non conoscono il genere.

    S.N.: Potendo scegliere, quali sarebbero stati gli attori ideali per “Francesca”, anche tra quelli del passato?

    L.O.: Ci sono dei grandi attori italiani che andavano benissimo perFrancesca:Giancarlo Giannini, ad esempio… però voglio rispettare gli attori che mi hanno aiutato in questo progetto, perché loro sono stati bravissimi nel rappresentare il soggetto che abbiamo scritto io e mio fratello. La mia idea era trovare dei visi che fossero perfetti per la macchina da presa ma soprattutto che fossero facce dell’epoca nella quale è stato ambientato il film.

    S.N.: Da “Francesca” ci possiamo aspettare più paura o suspense?

    L.O.:Francescaha molta suspense, ha tutto del film del genere giallo classico di quel periodo ma diversamente daSonno profondo, inFrancescaci sono attori, come in qualsiasi altro film normale, ed è un giallo poliziesco come quelli di una volta. Ci sono degli elementi personali come inSonno Profondo, scene asfissianti e ipnotiche, ma soprattutto è tutto incentrato nella storia raccontata nella trama. Una storia che ti tiene inchiodato alla sedia dall’inizio alla fine.

    S.N.: Quale complimento in particolare  ti piacerebbe ricevere per “Francesca”?

    L.O.: Mi piacerebbe che dessero valore alla crescita che abbiamo potuto far vedere nel film. È sempre positivo che la critica sappia riconoscere certi aspetti del film, al di là del fatto che la critica sia positiva o negativa, siamo consapevoli che ci può servire in futuro quando arriva il momento di affrontare un progetto e chiaramente gli elogi ti fanno sentire che sei apprezzato e ti invogliano a continuare a produrre.

    S.N.: Qual è il film più pauroso che hai mai visto?

    L.O.: È una domanda un po’ difficile cui rispondere perché secondo me i film che producono una paura reale sono quelli che vedi quando sei piccolo. Infatti il film che mi ha fatto davvero paura l’ho visto da piccolo ed eraIl giorno degli zombidiGeorge Romero. Ora è un po’ difficile fare paura. Ti spaventi molto con gli impatti visivi della cinepresa, fatti con un movimento repentino della macchina abbinato a un suono molto forte. Queste sono le cose che ti fanno fare un salto dalla tua poltrona al cinema!

    (traduzione diSilvina Grippaldi).

  • [INTERVISTA] 200 domande al produttore Jason Blum

    Il 5 agostoJason BlumdiBlumhouse Productions, la casa di produzione cinematografica incentrata su horror e thriller a budget ridotto, ha offerto la possibilità a tutti gli interessati di intervistarlo tramite la piattaforma Reddit (www.reddit.com).

    Il quadro che è uscito del nuovo re del cinema horror mondiale, dalle 207 domande che gli sono arrivate da appassionati di tutto il mondo, è decisamente interessante, soprattutto per noi che viviamo nell’eterna e forse utopica attesa che il cinema horror italiano ritorni ai fasti degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

    Raccolgo qui un po’ di risposte diJason Blum, come se formassero una specie di flusso di coscienza:

    “Il mio compagno di stanza al college era Noah Baumbach. Ho iniziato vendendo abbonamenti per la TV via cavo porta a porta e con i soldi raccolti ho aiutato Noah a girare ‘Kicking and screaming.’”.

    “Ragioniamo su come distribuire il film già in fase di scrittura. Credo sia importante anche se programmi di rivolgerti a un piccolo pubblico.”.

    “I festival sono importanti per i film che non sono del tutto commerciali, aiutano a trovare un pubblico. Io amo il Sundance e il Festival di Toronto. Alcuni film sono grandiosi, ma difficili da portare sul mercato. I festival aiutano i distributori in questo senso.”.

    “Amo i film horror soprattutto perché amo i fan dei film horror. Siamo tutti strambi, outsider e stralunati, quindi con l’horror ho trovato la mia vocazione.”.

    “Ormai dico ai registi di girare in modo tradizionale a meno che la storia non richieda esplicitamente il FOUND FOOTAGE. Ci sono troppi FOUND FOOTAGE in giro e stiamo cercando di produrne sempre meno.”.

    “E’ veramente difficile che un film horror mi spaventi. Invece i videogiochi mi fanno crepare di paura!”.

    C’è stato spazio anche per una mia domanda.
    Jason, l’Italia ha contribuito moltissimo in passato al genere horror (grazie Mario Bava!): hai mai pensato di produrre, girare o cercare talenti in Italia?

    “Ho girato in Italia in passato, ma mai un horror. Il nostro modello funziona veramente al meglio girando a Los Angeles, però è giusto quello che dici, l’Italia ha un’ottima tradizione nell’horror e in più si mangia da dio, quindi… sono aperto a questa prospettiva!”

    Qualcuno lo chiami, subito!

    Potete leggere tutte le domande e le risposte cliccandoqui(n.d.r.).

  • [ESCLUSIVA] Porn to be Free: intervista al regista Carmine Amoroso

    Il dovere mi impone di tornare a parlare diPorn To Be Free.

    Perché da essere pensante, anticonformista e un filino rompicoglioni, provo una istintiva simpatia per questo documentario diCarmine Amoroso(Cover Boy) che parla della lotta per la libertà di espressione dell’industria cinematografica delpornoin Italia. Perché da ultrà del cinema (soprattutto dell’orrore) la parola censura mi provoca fastidio. Perché il porno è un ottimo strumento per capire quanto è libero ed evoluto un paese, il nostro Paese.

    Per saperne di più sul suo progetto ed aiutarlo nel mio piccolo a completarlo (mancano poco più di 15 giorni alla fine della campagna di raccolta fondi) l’ho contattato via web per fargli alcune domande.

    Perché un documentario sulla liberazione del porno in Italia?

    Perché la mia sensazione è che stiamo tornando indietro. Nella nostra epoca politicamente corretta stiamo vivendo un periodo di neo-puritanesimo. E i territori che abbiamo conquistato dopo anni di lotte vanno difesi strenuamente.

    Attraverso la pornografia si è lottato contro la censura, contro il comune senso del pudore. Negli anni ’70 la pornografia è stata determinante per la liberazione sessuale, per la libertà di espressione, per le battaglie civili.

    Ricordiamoci sempre che in alcuni paesi, per reati legati alla pornografia, è ancora prevista la pena di morte come nella maggior parte dei paesi arabi, in Cina, in Corea del Nord ecc.

    Che difficoltà hai incontrato fin’ora nel realizzarlo?

    Ho incontrato moltissime difficoltà perché nessun produttore, nessuna televisione, nessuna istituzione come il Ministero ha voluto finanziarci. È bastata la parola “porno” per tirarsi indietro. Nonostante faccia parte della nostra cultura il porno fa ancora molta paura. Spesso se ne parla evitando di parlare dello stesso oggetto in questione. Mostrarlo poi fa ancora più spavento.

    Qual è secondo te il peggior luogo comune che il porno ha dovuto combattere in Italia?

    Secondo me la differenza tra porno ed erotismo. Una differenza assolutamente sciocca. L’erotismo è stato sempre visto come qualcosa di positivo, la pornografia come qualcosa di demoniaco. Purtroppo anche in ambiti intellettuali. La verità è che non dall’erotismo ma dalla pornografia sono venuti i veri assalti alla morale, al pensiero, alla comprensione della complessità dell’esperienza umana.

    Ci sono differenze tra la lotta che c’è stata qui da noi e quella negli altri paesi?

    Penso che la più grande differenza sia dovuta al fatto che in Italia un personaggio comeRiccardo Schicchi, il corrispettivo dell’americanoLarry Flynt, sia riuscito a creare un’attenzione per la pornografia che non esiste in nessun altro paese del mondo. Negli altri paesi la pornografia non riusciva a vivere sui mass media. Quì in Italia alcune pornostar sono diventate vere e proprie star mediatiche comeCicciolina,Moana PozzieEva Henger.

    Una volta terminata la post produzione quale sarà il percorso di “Porn To Be Free”?

    Speriamo di venire selezionati in qualche festival, di trovare un distributore che ami il progetto e ci possa accompagnare in un percorso di visibilità, sia attraverso le sale che nelle nuove piattaforme web.

  • [ESCLUSIVA] Intervista ad Alberto Genovese, regista di Dolcezza Extrema

    Nel giorno in cui al Fantafestival tutti aspettavamo la divina Barbara Steele, prima del suo trionfale arrivo, nella sala affianco veniva proiettatoDolcezza Extrema: un film di fantascienza italiano, e già questo è un qualcosa di eccezionale, tutto interpretato da pupazzi realizzati con materiali poveri e di riciclo. Un solo attore in carne ed ossa:Marco Antonio Andolfi, regista diLa Croce dalle Sette Pietre.

    Il film, dall’indole provocatoria e divertente, è diretto daAlberto Genovese, già autore di un altro film di fantascienza che si chiamaL’invasione degli Astronazi, da recuperare quanto prima.

    Lo abbiamo contattato per una breve intervista.

    I mostruosi abitanti di una Galassia, distante milioni di anni luce dal sole, hanno creato una società dedita al culto del benessere fisico e dell’estetica più estrema. Al punto che le celebrazioni religiose vengono svolte in palestre wellness e officiate dal Divino Melma, un essere blobboso aiutato dal fido Elfisio Masciago, suo palestratissimo personal trainer. Durante una cerimonia, trasmessa in mondo visione, accade un terribile incidente: Elfisio viene fulminato da una scarica proveniente da una lampada abbronzante. E’ l’inizio di un nuovo culto che vede proprio Elfisio come nuovo martire religioso, idolatrato da tutto il pianeta. 10 anni dopo l’incidente il monarca del regno, Re Grigorio, coadiuvato dal suo suggeritore Bacterio Piloro, ordina che in ogni Pianeta della Galassia siano consegnate, all’interno di tutti i luoghi di vita sociale, delle speciali lampade abbronzanti a memoria del martire. Per il trasporto viene ingaggiata l’astronave Cargo “Dolcezza Extrema” e il suo folle equipaggio di ex rockstar fallite e recuperate dopo lunghi periodi di disintossicazione da droghe sintetiche.

    Ciao Alberto, e grazie per la disponibilità. Innanzitutto parlaci di te, come sei arrivato a fare cinema?

    Ho iniziato a 16 anni a girare il primo corto horror amatoriale ma ovviamente in quegli anni non c’era tutta la tecnologia di adesso e montare un film era assai difficile. Il successivo Il Dottor Ekkel vinse anche un premio a un festival e così mi sono convinto a continuare questa passione puntando su un genere che ho personalizzato. La fantascienza ironica e surreale che ha caratterizzato il mio lavoro fino ad oggi. Hanno anche realizzato un piccolo documentario sul mio lavoro andato in onda sulla (purtroppo defunta) Current TV.

    Dolcezza Extrema è un film molto ironico pur raccontando cose abbastanza inquietanti. Racconta di un futuro distopico in cui il culto della persona la fa da padrone. Come è nata l’idea e la storia? Parlaci delle fonti d’ispirazione tematiche.

    Un giorno ascoltavo in televisione una polemica legata ai crocifissi nelle scuole e mi sono reso conto dell’importanza dei simboli nei culti religiosi, in particolare il crocifisso rappresenta uno strumento di morte e tortura divenuto simbolo del cristianesimo. Ho provato quindi a immaginare un mondo dove ironicamente uno strumento estetico si ergesse a simbolo religioso, partendo da quest’idea, con lo sceneggiatore Massimo Vavassori (The Perfect Husband) ci siamo sbizzarriti in una serie di trovate, alcune ironiche, altre più crudeli, per immaginare un mondo in cui dei mostri vivono per il culto dell’estetica più estrema, al punto da non esitare nel distruggere un’astronave pur di non farla atterrare su un pianeta orrendo e antiestetico. Abbiamo ironizzato su tutto, dalla politica (uno dei personaggi richiama un noto personaggio politico di quest’ultimo ventennio) alla religione, al narcisismo più estremo.

    Parliamo invece della componente visiva. Stesso discorso anche qui: quali sono state le pellicole (o i fumetti?) che ti hanno influenzato nel creare il tuo universo?

    Al primo posto metterei sopratutto quel capolavoro di cattivo gusto che era “Meet The Feebles” di Peter Jackson, un altro grande ispiratore è stato “Heavy Metal” di Gerald Potterton e in particolare un alieno dalla lunga proboscide che aspira droga sulla sua astronave. Non dimentichiamoci il grande Jim Henson e il suo meraviglioso Muppet Show, spettacolo di culto per la nostra generazione.

    Fonte:Canale YouTube di Dolcezza Extrema.

    Arriviamo ai pupazzi protagonisti del film: da chi sono stati realizzati? Come sono stati animati?

    Non nascondo di aver realizzato io tutti i pupazzi, ispirandomi alle tecniche di realizzazione dei sockmonsters, pupazzi realizzati coi calzini di stoffa. E non nego di aver faticato molto nel farlo dal momento che non sapevo neanche cucire un bottone prima di Dolcezza Extrema. L’animazione invece è realizzata con il vecchio caro sistema di infilare una mano nel pupazzo e animarlo in Green Screen, anche se in alcuni casi ci siamo dotati di fili trasparenti e bastoncini.

    Come sei riuscito a coinvolgere Marco Antonio Andolfi (nel film è Re Grigorio) e perché hai scelto proprio lui?

    Essendoci un unico attore in carne e ossa, volevo che fosse un personaggio di culto. E quale miglior protagonistase nonil re del cinema weirdo italiano?

    Un altro aspetto importante del film sono le musiche. Parlacene un po’.

    L’ambizione del film è che fosse il primo musical metal con pupazzi, per questo ancora prima di girare il film ho cercato un gruppo grindcore urlante come i bravissimi Male Misandria, il loro cantato estremo era perfetto per dei pupazzi canterini. In contrasto poi ho contattato il musicista Antony Coia (E.N.D.) che ha prodotto una splendida quanto complessa colonna sonora ispirata al cinema sci-fi anni cinquanta.

    Il film è girato tutto in green screen. Quanto è durata la post produzione? Chi ha disegnato/curato le scenografie?

    La post è durata un bel pezzo, considera che abbiamo iniziato nel 2010 e terminato quattro anni dopo, purtroppo lavorando a budget risicati ci siamo arrangiati nel tempo libero che è sempre veramente poco. Le scenografie e le astronavi le ho realizzate assemblando vari modelli in 3D e animandoli attraverso vari programmi di animazione tridimensionale.

    Quanto è costato il film e dove hai trovato i soldi?

    Il film è totalmente autofinanziato, non avevo un budget preciso ma direi che pur pagando dignitosamente tutti i collaboratori non abbiamo superato i 20.000 euro di spesa. Questo perché almeno gli attori di stoffa non chiedevano stipendio, rimborsi spese, pranzi e cene, che sono le voci spesso più influenti in un budget cinematografico, seppur indipendente.

    Dopo la proiezione al Fantafestival dove sarà possibile vedere il tuo folle film?

    Al momento siamo appena partiti, considera che il film è terminato due giorni prima della presentazione al Fantafestival per cui stiamo studiando varie strategie sia per la distribuzione sia per la partecipazione a vari festival internazionali.

    Prossimi progetti?

    Ne ho alcuni nel cassetto molto validi, ma dopo questi 5 anni di lavoro ho in mente solo tanto riposo e tanto tempo da dedicare alla mia famiglia.