[RECENSIONE] Death of the Ten Commandments

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Death of the Ten Commandments è il corale diretto da dieci registi sul tema dei comandamenti biblici. Dopo averne parlato per mesi eccoci qui con la recensione.

Dieci episodi orchestrati dall’infaticabile Davide Pesca con l’aiuto dell’abituale collaboratore Francesco Longo.

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Guarda il trailer del film.

Cortometraggi in cui ossessioni, plagi, prigioni di varia natura, architettoniche ma soprattutto mentali, sono un po’ i fili conduttori che qua e là tengono insieme il tutto.

Non avrai altro dio all’infuori di me. Dario Almerighi.

Un musicista pazzo (Andrea Al Bettini) cerca il suono perfetto per il suo disco. È la versione perversa di Blow Out di Brian De Palma.

Non nominare il nome di dio invano. Nicola Pegg.

Un uomo (Lorenzo Turco) è tormentato da incubi e sensi di colpa impersonificati da un antropofago David White. Nel delirio in cui precipita c’è però di mezzo un qualche rito esoterico (e lo zampino di Tsukamoto). Buone le ambientazioni nel rappresentare il degrado interiore del personaggio.

Ricordati di santificare le feste. Matteo Scarfò.

Due rapinatori, uno del nord, l’altro del sud Italia, (Indri Qyteza Shiroka, Andrea Lupia) si introducono in una casa approfittando che gli anziani abitanti sono assenti per la messa domenicale. Si gioca sul niente è come sembra, sulle ipocrisie e falsità di certe istituzioni. Il tutto raccontato con un’atmosfera da commedia che scivola sempre più nei territori del grottesco. Nel cinema dello sceneggiatore Mattia De Pascali tornano i bambini terribili (tema che aveva già trattato nel suo McBetter).

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Foto esclusive dal set di ricordati di Santificare le feste.

Onora il padre e la madre. Diego Carli.

Una ragazza (Camilla Carli) vive con il padre (Paolo Rozzi) che non fa altro che passare tutto il giorno davanti la tv bevendo birra guardando un violento cartone animato dai temi religiosi. Qui siamo dalle parti della psichedelia, dell’onirismo, tra doppelganger, dei bisogni di evadere (anche attraverso il cibo) e di emanciparsi e della consapevolezza che sarà difficile. Buono il comparto audio. Recitato in inglese.

Non uccidere. Josh Heisenberg.

Due fratelli (Massimiliano D’Aloiso, Guglielmo Paradisi) lavorano e vivono insieme in campagna. Ruggine e rancori rendono il loro rapporto difficile. La situazione esploderà. Anche qui si parla di proiezioni e mostri che la mente umana può generare, di allucinazioni da sensi di colpa, di plagi religiosi.
Del corto di Heisenberg ne avevamo già parlato qualche tempo fa, quando fu caricato in anteprima per pochi giorni dal regista sul suo YouTube.

Death of the ten commandments - Non Uccidere
Death of the ten commandments, l’episodio Non Uccidere.

Non commettere atti impuri. Paolo Treviso.

Ragazzo cresciutello e vergine (Christian Catinello) è vittima della bigotta vedova madre (Stefania Antonucci). La frequentazione con una ragazza (Annalica Bates) farà precipitare la situazione. Quando un plagio rovina per sempre una esistenza. Quello di Treviso è il segmento che più corre spericolato sul filo del rasoio senza però cadere nel ridicolo involontario, ed è uno dei pochi che va dritto al punto senza girarci attorno con metafore e giri di parole. Il lavoro si differenzia dagli altri anche dal punto di vista stilistico e di linguaggio.

Non rubare. Paolo Del Fiol.

Una volante della polizia (Paolo Salvadeo, Amira Lucrezia Lamour, Emanuela La Neve) va ad ispezionare una casa dove c’è stata una segnalazione. Si andrà presto nel paranormale tra possessioni diaboliche e credenze popolari esotiche e il termine “rubare” assumerà un significato spirituale-religioso e non materiale.

Non dire falsa testimonianza. Francesco Longo.

Due ladri (Roberto Ramon, Alessandro Leo) si minacciano tramite sms: uno accusa, l’altro nega. Il tutto raccontato con un po’ di depistaggi e con un cerchio che chiudendosi riparte, come a voler dire che alcune cose non si fermeranno mai. Anche qui c’è il tema del doppio.

Non desiderare la donna d’altri. Ildo Brizi.

Un uomo (Alessandro Bergallo) paga altri uomini per fare sesso con una donna sposata, forse sua moglie (Simona Fasano). Qui si parla di gelosia, ossessione e possessione da intendere seriamente come possedimento, come donne oggetto.

Non desiderare la roba d’altri. Davide Cancila.

Una moneta antica passa di mano in mano (Giulia Gatti, Alberto Marconcini, Andrea Falaschi) mietendo vittime. Moneta come simbolo del potere, che è sì da interpretare come autorità e comando (la ricca ragazza che vive nel castello, il prete) ma anche come potere negativo dell’avidità e del bisogno di accumulare.

My Name is Mosè. Davide Pesca.

È l’episodio cornice del film. Protagonista un pazzo esaltato (Samaang Ruinees) in fissa con i dieci comandamenti.

Dieci cortometraggi girati in economia che a tirar le somme non sono male.

Qualcuno ha la pecca, caratteristica piuttosto costante delle produzioni indipendenti, di una recitazione non sempre convincente se non addirittura al limite dell’imbarazzante. Al di là di questo si apprezza comunque il tentativo generale, in chi più, in chi meno, di intraprendere strade originali, metaforiche e non superficiali: il tema dei dieci comandamenti a quanto pare ha stimolato. Forse, vista la totale libertà creativa che il progetto prometteva e richiedeva, si poteva qua e là osare qualcosa in più, magari esasperando alcuni concetti tabù legati al decalogo biblico.

Death of the Ten Commandments sarà distribuito in DVD negli Stati Uniti da SCS Entertainment con il titolo di Ten commandments of Terror.

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