Autore:Antonietta Masina

  • [RECENSIONE] (2) Buio (Emanuela Rossi)

    Il Buio per Antonomasia.

    Candidato ai David di Donatello 2020 per il miglior soggetto,Buioè il film d’esordio diEmanuela Rossi, già vincitore delPremioRaffaella Fiorettaper il Cinema Italiano ad Alice nella Città2019.

    Una fiaba apocalittica e dark, che rivela una grande competenza e mano sicura.

    Il cast è di tutto rispetto, composto daValerio Binasco(nel 2005 Binasco ha ricevuto la nomination aiNastri d’Argentoquale miglior attore protagonista nel filmLavorare con lentezzae nel 2016 quale migliore attore non protagonista perAlaska) e le tre strepitoseDenise Tantucci,Gaia Boccie la piccolaOlimpia Tosatto.

    Purtroppo, la nota dolente del film è proprio Binasco, un mattatore che non ha il giusto carisma per il ruolo affidatogli, specie se confrontato con i risultati delle potenti spontaneamente realistiche performances delle protagoniste.

    La fotografia è ottima, la regia è lenta e meditativa, a tratti però risulta statica. Ma la Rossi promette benissimo, e si rivela sensibile e attenta nel cogliere sfumature da atmosfere e attori (specie dai più piccoli, che sappiamo bene quanto son difficili da gestire).

    Il twist del film, lo sospettavo già dopo pochi minuti dall’inizio, ma nonostante tutto non è così fondamentale nel viaggio che ci affrontiamo a percorrere.Un viaggio nella pubertà, nel divenire donna e nel cercare di scrollarsi di dosso il peso di una società maschilista e menzognera.

    Il risultato finale mi ha ricordato nella struttura, moltissimoBugdi Friedkin (in certe scelte scenografico/fotografiche e nella paranoia/plagio ostentata dal protagonista) ma anche film comeThe Villagedi N. Shyamalan.

    Un esordio da lodare, una regista (finalmente!) da seguire con attenzione.

    DiBuione abbiamo parlato anche qui.

  • [ESCLUSIVA] Ill: Final Contagium. Le interviste ai registi

    Distribuito il mese scorso daTetroVideoper l’Europa, e di prossima distribuzione internazionale con l’americanaGlass House,Ill: Final Contagiumè unBody Horrorcorale diretto dal cilenoLucio A. Rojas(regista del devastanteTrauma), il tedescoKai E. Bogatzki(suo lo spietatoScars of Xavier) e gli italianiLorenzo Dante Zanoni(A Taste of Phobia) eDomiziano Cristopharo(Red Krokodil,Mad Macbeth).

    Il film è frutto di una coproduzione internazionale fra Cile, UK, Germania e l’italia (grazie al contributo di Alfonso Maria Chiarenza).

    Ill(malato)Final Contagiumracconta di una pandemia che si diffonde in pochi mesi attraverso il denaro, infettato da uno scienziato pazzo con un virus da laboratorio.

    Inutile dire che in questo film a farne le spese maggiori sono le persone più avide, punite (o ripagate se vogliamo) quasi per una legge del contrappasso con l’amara moneta della delusione… e col vedere i propri sogni trasformati in incubi.

    Ogni segmento presenta una regia solida, una fotografia ineccepibile ed un lavoro straordinario di makeup che va dagli infetti stile primi anni ’80 del segmento di Rojas, fino al trucco disgustosamente iperrealista di Athanasius Pernath (ma quanto è bravo?) per Zanoni e Cristopharo, echeggiato poi nel segmento finale di Bogatzki.

    Illè un body horror con momenti molto disgustosi, ma lascia in bocca il sapore di un prodotto mainstream, per nulla avvicinabile all’indie… e non a caso laGlass Houseè una label di livello superiore agli standard indie.

    Forse se gli si può/vuol trovare un difetto, il film pecca proprio per questo sapore mainstream che “ammorbidisce” i toni ed i contenuti estremipossibilidel body horror.

    4 registi, 4 storie eppure sembra di assistere ad un unico film: il primo episodio funge da intro agli eventi, poi ci spostiamo in varie regioni del mondo – in tempi diversi – e vediamo come il virus mutante si sta spargendo; e se il denaro è stato la causa del male, alla fine di tutto sarà anche l’unico mezzo con cui sperare di potersi salvare…

    Per restare in tema col numero ricorrente, ho fatto 4 chiacchiere coi 4 registi… ponendo ad ognuno di loro le stesse 4 domande!

    AM – Dove hai preso l’ispirazione per il tuo segmento?

    Lorenzo Dante Zanoni:– Ho iniziato a scrivere il soggetto diGully, assieme a Luca Nicolai, in un momento in cui il tema della malattia mi toccava personalmente da vicino.

    Ho voluto che il tema della solitudine fosse centrale proprio perché mi sono reso conto di quanto autonoma sia la gestione di una malattia e di quanto a volte possa essere spaventoso ritrovarsi da solo ad affrontare una grave problematica.

    Owen, una persona dipendente in toto da un altro essere umano, si ritrova solo in una fase di cambiamento ad affrontare la sua vera natura e l’accettazione della sua condizione; muta, si riscopre nella paura dell’abbandono e dell’autocommiserazione.

    Il tema della perdita, centrale se si parla di malattia, è poi fondamentale anche nell’ambito delle relazioni umane, specie se sentimentali: ecco perché il segmento ruota attorno alla distruzione del rapporto personale di Owen, cannibalizzato dal suo status di parassita, di virus. -.

    Kai E. Bogatzki:– Onestamente, ho inizialmente avuto enormi problemi a trovare una buona storia per il mio segmento. Ho avuto molti colloqui con Domiziano e poi ho avuto l’idea di un mondo post apocalittico alla fine dell’umanità.

    L’idea è piaciuta a Domiziano e abbiamo deciso che il mio segmento sarebbe stato l’ultimo del film.

    Questo del post atomico è un qualcosa che ho sempre voluto fare. Ma con un budget limitato è anche molto difficile creare una credibile fine del mondo.

    Quindi ho limitato la storia a una sola location e due attori. Un grazie speciale va alla meravigliosa prova attoriale del mio amico Max Evans (il padre) e Justin Salowsky che interpreta il figlio. -.

    Domiziano Christopharo:– Quello della chirurgia che si trasforma in un “calvario” era un soggetto che già avevo, l’ho adattato alla tematica “infezione” grazie alla sceneggiatura di Lino Scalpellino che ha ampliato ed arricchito il tutto in una sorta di dantesco “contrappasso”!-.

    Lucio A. Rojas:– La storia nasce da subito come l’introduzione. Avevo in mente questa visione, di cosa potrebbe accadere se un uomo di potere fosse ingannato da due donne che lo seducono, ma con un twist finale.

    L’idea l’ho sviluppata insieme a Ximena del Solar, che recita anche nel film, contestualizzando l’inizio della pandemia; quello che mancava al Cile era proprio “anche” questa catastrofe e così…-.

    AM – Come è stato girare e quali problemi hai riscontrato?

    Zanoni:– Ho un ricordo bellissimo di questo set: la mia troupe è stata incredibilmente dedita, abbiamo girato con orari faticosissimi per una settimana continuativa e nonostante le mille difficoltà siamo riusciti a portarci il risultato a casa.

    Come ogni film indipendente che si rispetti ci sono stati un milione di problemi: hard disk col girato che si guastano, incidenti automobilistici ad un membro della troupe, stravolgimenti dell’ultimo secondo e il coproduttore del segmento operato d’urgenza ad un occhio il giorno prima del set, incidente che ha compromesso la sua presenza durante le riprese.

    Questo per dire che per realizzare un film come questo si dà l’anima, sia in termini economici che di energie mentali e fisiche.

    Sono stato aiutato da professionisti di livello quali Daniele Trani e Tommaso Arnaldi che hanno saputo dare il loro punto di vista e si sono fidati del mio modo di pensare la storia, contribuendo su alcuni aspetti fondamentali della narrazione, migliorando grazie al loro gusto alcuni passaggi del segmento.

    Ho sempre amato i mostri e la maestria dei MakeUp Artist, quindi guardare la trasformazione di Owen avvenire grazie alle mani di Domiziano è stato davvero affascinante e molto molto divertente.

    La nostra collaborazione è stata fondamentale. Ho realizzato un piccolo sogno infantile, uno di quelli che più di altri mi legano alla passione del cinema.-.

    Bogatzki:– Il problema più grande che ho avuto durante le riprese è stato il tempo, perché avevo la cabina in cui abbiamo girato per un solo giorno. Quindi si è rivelata una maratona di 19 ore per preparare e realizzare il mio segmento. Eravamo una squadra molto piccola tra cui Lucas Blank e Philipp Peißen come DOP, e il maestro degli effetti speciali Philipp Rathgeber.

    È stato molto stressante ed estenuante, ma ci siamo anche divertiti molto. Questo è qualcosa che è possibile solo con una grande squadra.-.

    Cristopharo:– Uno dei set più scorrevoli, puntuali e perfetti mai avuti. Chiara Pavoni è una garanzia; solo c’è stato da sostituire last minute l’attrice che faceva la dottoressa e son stato fortunatissimo (e felice) di avere un “rimpiazzo” come Arianna Bonardi (Matildà) che è stata per me una scoperta strepitosa.-.

    Rojas:– Il problema più grande come sempre è stato il budget ridotto. Molto poco.Contagiumè un cortometraggio girato in stile guerrilla che doveva essere completato in 3 giorni e mezzo. C’erano 4 locations: un bar, un’industria abbandonata, una cabina e una strada di campagna solitaria.

    Per un segmento di 25 minuti, il tempo era poco ed il risultato è stato raggiunto solo grazie al team di attori e tecnici, che ha dato più del loro talento: tutta la loro dedizione e amore per lavorare intensamente nonostante queste difficoltà.-.

    AM – La differenza fra il virus nel tuo segmento e l’attuale situazione Covid-19?

    Zanoni:– Il virus che colpisce Owen opera un indebolimento delle difese immunitarie, provoca la caduta dei capelli, delle unghie e dei denti nonché una perdita progressiva della vista e della capacità respiratoria: proprio quest’ultimo, devastante, effetto si presenta simile al Covid-19.

    Il personaggio soffre anche di un aumento dell’appetito con conseguenti disfunzionalità intestinali e di stomaco, un effetto del cibo avariato e marcio che Owen ingerisce e che conduce ad ulteriori infezioni e all’aumento di peso. A tutto ciò poi vanno aggiunti i problemi psicosomatici derivati dalla rottura brusca del suo rapporto amoroso- esistenziale con Stella.

    A livello più generale il virus della storia è cangiante, si sviluppa con sintomatologie differenti sui personaggi pur presentando alcune caratteristiche ricorrenti: sanguinamento del naso ed un terribile sfogo cutaneo composto da pus, vesciche e bolle infiammate.

    Un altro aspetto simile alla pandemia che ci sta affliggendo è l’altissimo e rapido tasso di contagio: in poco più di cento giorni il nostro virus colpisce gran parte della popolazione mondiale, veicolato principalmente tramite i soldi ed il contatto.-.

    Bogatzki:– Il virus inIll: Final Contagiumè, ovviamente, una versione estrema di ciò che sta accadendo in tutto il mondo in questo momento. Ma ad essere sinceri, le riprese del mio segmento sono state esattamente un anno fa e mi sono sentito un po’ come Nostradamus. Se guardi cosa sta succedendo, il mondo crolla, Netflix sta riducendo il suo bit-rate in streaming, le persone impazziscono per il cibo…

    Il Covid-19 e le sue conseguenze sociali/economiche mi fa capire/temere che quello che succede inIll: Final Contagiumalla fine, può essere uno scenario plausibile/possibile.-.

    Cristopharo:– Beh molta differenza… il Covid è subdolo e quasi invisibile, inIllil virus è spietatamente veloce nella devastazione fisica/psicologica dei malcapitati… la cosa curiosa è che il nostro virus non è detto porti alla morte, anzi… -.

    Rojas:– Onestamente non vedo molte differenze: il film con tutto il suo potere drammatico e terrificante tocca un argomento molto importante ed attuale… ossia come il denaro è ciò che non può salvarti, ma solo aiutarti a sopravvivere “un po’ di più”.

    Col Covid è stato lo stesso… chi aveva i soldi ha potuto sopravvivere meglio e più a lungo, avendo un migliore accesso alla salute. Questo mondo sta andando in pezzi, tutto è stato fatto male e siamo sotto un sistema neoliberista che è crollato nel modo più terribile.

    Ora era il Covid, tra 3-4 anni sarà un altro virus. E così, anno dopo anno, l’umanità si estinguerà.-.

    AM – Prossimi progetti in cantiere?

    Zanoni:– Sto lavorando alla scrittura di un lungometraggio la cui storia mi sta inghiottendo letteralmente, spero di riuscire a girarlo nel prossimo futuro. Prossimamente usciranno altri due film antologici ai quali ho collaborato assieme a Domiziano, ovveroXXX Dark WebeTales to tell in the dark. In questo momento poi sto studiando e facendo pratica sul montaggio preparando trailer di film e sperimentandone alcuni lati creativi.-.

    Bogatzki:– È buffa la domanda, perché proprio ieri ho terminato la prima bozza della mia nuova sceneggiatura.Ma è troppo presto per parlarne. La sceneggiatura è ora presso il mio produttore e spero che gli piaccia e che avremo il budget di cui ho bisogno…-.

    Cristopharo:– Data la situazione, per il momento ho rimandato i progetti che avevo, troppo rischioso in un set indipendente mescolare fra loro persone, specialmente gli attori che di certo non possono tenere distanze e mascherine.-.

    Rojas:– Per ora, sto lavorando a due progetti collegati tra loro. Un dittico horror / fantascientifico che filmeremo in Argentina uno alla fine di quest’anno, se possibile, e il secondo, nella seconda metà del 2021. È una coproduzione tra Cile, Argentina e Messico, esplorando i temi classici, ma mescolati con altri generi. Il primo film è uno slasher / sci fi e il secondo è un film horror apocalittico.

    Ma data l’attuale situazione mondiale, nulla sembra poterci impressionare più.-.

  • [EXTRA] La strana storia di Lucker The Necrophagous

    Studiando cinema, mi è capitato di imbattermi in film di cui la storia della loro lavorazione, è perfino (a volte) più avvincente del film stesso!

    Famosi sono i “Behind the scenes” di film “maledetti” comeLegend,Poltergeist,Che fine ha fatto Baby Jane, The Crowe perfinoIl mago di Oz…

    Pochi conoscono la storia diLucker The Necrophagousil film belga del 1986 diJohan Vandewoestijne(firmatosi James Desert) che ha preceduto di un anno il ben più notoNekromantik(1987) diJörg Buttgereit.

    Vandewoestijne definisce la nascita diLuckercome un atto di “vendetta” nei confronti della film commission fiamminga, alla quale aveva presentato vari progetti… tutti respinti!

    “Ora farò qualcosa che li lascerà di sasso”, dice Johan in una lunga intervista esclusiva rilasciata per il DVD TetroVideo, “Quindi mi sono chiesto cosa fosse insolito per un film horror. Un tizio che uccide ragazze era abbastanza comune, ma che uccide le ragazze, le lega a un letto per 4 settimane a marcire e poi le stupra era qualcosa che all’epoca nessuno aveva mai visto. Quindi ho detto… ok, lo farò.”.

    Il regista (all’epoca 25enne) aveva solo un problema… finanziare il film, ma riuscì a trovare sponsor e perfino una banca che coprì il budget (circa 30mila dollari dell’epoca) necessario… riuscì ma senza spiegare nei dettagli che tipo di film avrebbe fatto, scatenando poi le ire degli investitori.

    La prima reazione negativa al film fu quella della stampa: non era mai stato fatto nulla del genere e all’uscita del film, lo massacrarono tacciandolo di immoralità. Pare che in alcune sale addirittura si registrarono episodi di violenza e distruzione.

    Ma come sappiamo bene,una critica negativa è una buona critica, e così immediatamente il pubblicò si incuriosì al film.

    TRAMA:Dopo aver trascorso tre anni in una clinica psichiatrica, John Lucker simula il suicidio per poi fuggire dall’ospedale in cui è ricoverato. Guidato dalla sua ossessione per la morte, l’uomo continuerà a torturare, uccidere e stuprare, i corpi di nuove vittime dando anche la caccia a Cathy Jordan (Helga Vandevelde), una donna sopravvissuta ad una sua aggressione.

    La prima distribuzione era piccola e inesperta, e fallì; il curatore della label distrusse inoltre negativi e stampe di tutto ciò che aveva. DiLuckerrimasero solo alcuniVHSparcheggiati a lungo prima cheYan DunesigdellaFilm Events(Olanda) distribuì in tutto il mondo il titolo inVHS, rendendolo un cult. Il tema necrofilo di questo film potrebbe ricordareIl terzo occhio(1966) e quindiBuio Omega(1979) e, soprattuttoManiac(1980) diWilliam Lustig. Silenzioso ed efferato, il perverso ma disperato assassino diLucker The Necrophagousè molto simile aFrank Zito, il personaggio creato daJoe Spinellnel film diLustig.

    Nick Van Suytè l’attore che interpretaJohn Lucker, e fu scelto dopo la scena di stupro che interpretò l’anno prima inThe Aftermandel regista belga di cultoRob Van Eyck. Con una sorta di curioso triste parallelismo con il personaggio del film, Rob morirà suicida qualche anno dopo.

    La versione distribuita in tutto il mondo fu un recupero del materiale video daiVHSoriginali e dalla versione (rarissima) francese, da cui il regista tirò fuori unaDirector’s Cutdifferente per colori, montaggio e soundesign. Il film rimase nell’oblio con la sparizione deiVHSe approdò inDVDsolo nel 2008 grazie all’americanaSynapseche ne fece una “finta” appetibile versione anamorfica tagliando il file originale in alto e in basso.

    Nella bellissima collector’s edition diTetroVideoson presenti entrambe le versioni (francese dall’originale e la successiva director’s cut) nell’originale formato 16:9 senza quindiresizee tagli nell’immagine.

    Negli anni 2000 la tedescaBarrellpubblica il DVD diNekromantikdiJorg Buttgereit: attori non professionisti, scenografie casalinghe e rozzi effetti speciali ne hanno fatto un’opera di culto. Curiosamente, questi elementi usati in “favore” del film tedesco, son anche il motivo di critica verso il film belga… a riprova che nella “critica”, le fazioni spesso contano più dei gusti. Per anni l’unico modo di promozione del film è stata la distribuzione off, cioè non autorizzata, basata nei primi anni sulla duplicazione inVHS, e in seguito tramite file sharing. Il successo tra gli appassionati ha consentito in tempi recenti la pubblicazione inDVDe inBlu-ray, a opera dellaArrow Films.

    Questi 8 anni di anticipo sulla release home video inDVD, più l’inalterata qualità del master originale, han contribuito sicuramente a rendere più popolare questo film rispetto al predecessore. Son film molto diversi… più triste e malinconicoNekromantik, più cupo e violento (quasi polizesco a tratti)Lucker. Proprio questa vena polizesca è stata sviluppata dallo sceneggiatoreDavid Suselloe lo stessoVandewoestijnein una sorta direbootdel film (in cui il personaggio della sopravvissuta Cathy non è più una casalinga, ma una mistress sadomaso) intitolatoKiller Switche che ammicca alCruisingdiWilliam Friedkin; attualmente il film rimane un progetto su carta e non sappiamo se verrà mai realizzato.

    Agli amanti del genere, non resta che dare una occhiata ad entrambi e… preparare lo stomaco!

  • [RECENSIONE] (2) Il Signor Diavolo (Pupi Avati)

    Il Signor Diavolo, ma non un “signor film”.

    Un po’ amato, un po’ odiato… l’ultimo lavoro diPupi Avatiè un film di indubbio mestiere, che segna un certo rinvigorimento nello “smalto” del regista, smalto che aveva perso brillantezza nel “genere” con film dall’appigliomainstreamcomeIl NascondiglioeL’Arcano Incantatore: belle storie servite in belle confezioni, purtroppo vuote e prive di sapore… e di attori in grado di reggere sulle spalle il peso di performances così complesse.

    Dimenticate le atmosfere “asfissiantemente” inquietanti diZedereLa Casa Dalle Finestre che Ridono… lì tutto era genuino, mentre qui tutto è forzato… al limite della caricatura.

    Il film ha dei punti di forza indubbi nelle scenografie e nell’uso sapiente di location abbandonate riadattate a set (lezionescenograficache in primis ci diedeNello GiorgettiinEvil Enko), la cura dei costumi (Maria Fassari) è incredibile, il trucco che rende tutti spenti e cupi è una bella idea e la fotografia è del fidatoCesare Bastelliche praticamente ha lavorato solo per Avati. Eppure questa fotografia è totalmente sbagliata per un prodotto che voleva essere un ritorno al cinema horror “avatiano”.

    La bellezza di film sopra citati comeZedereLa Casa Dalle Finestre che Ridonostava nel contrasto fra gli orrori sociali e la natura poetica in cui erano immersi. L’orrore che si annida come un virus fra la gente, che èla gente, in contrasto con i paesaggi Padani rurali che fecero da gran contrappunto al barocchismo “argentiano”.

    Qui tutto è forzatamente desaturato, quasi bianconero, spento… una cupezzaimpostapiù cheraccontata. E questo dispiace… perché Avati ha sicuramente la capacità di poter raccontare sottotesti senza ricorrere a plateali stratagemmi. Ma purtroppo, anche la regia non sembra molto ispirata: inquadrature forzate grandangolari, spesso dal basso e piazzate un po’ a caso giusto per fare scena, più che per creare un messaggio narrativo. Se il cinema è un linguaggio, qui spesso è usato a caso (per non parlare dei bruttisimi ed inutiliralentyal montaggio messi davvero ad enfatizzare l’ovvio).

    Le finezze a cui Avati ci aveva abituato nei precedenti lavori (si veda ad esempio in La Casa Dalle Finestre che Ridono(la breve inquadratura dei fiori nel vaso, o del fango sulle scarpe del prete… dettagli che tradiranno senza parlare, le menzogne che i protagonisti raccontano) qui sono dimenticate: si insiste e reitera su dettagli che laddove funzionavano la prima volta, diventano grotteschi, banali e ridondanti tutte le altre volte (l’insistito dettaglio sulla calza rotta della Caselli, ad esempio).

    C’era poca voglia voglia di mettersi davvero in discussione, si voleva andare sul sicuro e si è cercato di accontentare un po’ tutti, scontentando per lo più… perché le potenzialità c’erano.Ma è mancato il coraggio.

    E che dire delle musiche di Amedeo Tomassi, che plagia praticamente se stesso, riproponendoci solo delle varianti dei temi da lui composti già perLa Casa Dalle Finestre che Ridono?

    La recitazione è un altra nota dolente. Se l’inizio al ministero deraglia verso la parodia alla Capatonda grazie soprattutto alla penosa “performance” diAlberto Rossi(un posto al sole, e giusto li deve restare), il resto del film non può nemmeno contare sul supporto dell’immaturo, inesperto e scolasticoGabriel lo Giudice, che si impegna, sì… ma il ruolo era fuori delle sue possibilità.

    Iniziamo a respirare e sentirci fuori della zona “recita in parrocchia” quando finalmente sullo schermo appareMassimo Bonetti(nel ruolo del giudice) e si dà più spazio aFilippo Franchini(il bambino aka Carlo).

    Troppo brevi le buone prove diHabereRoncato, mentre pureCavinapurtroppo è la macchietta di se stesso, accanto a una over acting di mestiere comeChiara Caselli, che crea un personaggio magnetico… ma che alle lunghe stanca nel suo clichè.

    Se nel libro il contesto storico e politico ha magari tempo di maturare e respirare, così come “l’amore” del protagonista per l’infermiera che assiste il padre, nel film il primo punto appare davvero irrilevante e pretestuoso… il secondo invece, ridicolo quanto inutile e poco credibile.

    Discreti gliFXdi Stivaletti, sebbene proprio nella scena del dettaglio dei denti si vede vistosamente una protesi abbozzata e mal fatta, e totalmente inutile il sangue (bruttissimo) inCGIsulla culla… una scena che poteva esser fatta benissimo con dei tubi e sangue vero e che quindi non merita pietà né gisutificazione.

    Il finale (come l’inizio) son in perfetto stile avatiano, un bel colpo di scena che però arriva quasi citofonato e non così inatteso. Il colpo di scena non èche tutto non è come sembrava, ma proprio il fatto chetutto è esattamente come sembrava. In questo è una scrittura felice e originale, purtroppo accompagnata da un approfondimento scarso dei personaggi, delle atmosfere e, soprattutto del trauma del protagonista, di cui non ce ne frega nulla, con il quale non proviamo empatia mai, e che quindi ci lascia un po’ indifferenti per la sua sorte.

    Menzione a Lorenzo Salvatori nel ruolo di Emilio.

    Decisamente migliore di quell’inutile pastrocchio che èIl Nascondiglio,Il Signor Diavolomerita una visione ma senza aspettative, perché è davvero una occasione mancata.

  • [RECENSIONE] Scary Stories to Tell in the Dark (André Øvredal)

    André Øvredalè un regista norvegese, meritatamente noto per film comeTroll HuntereAutopsy. Questo horror “adolescenziale”Scary Stories to Tell In The Darkè prodotto daGuillermo del Toroe basato sui racconti per ragazzi diAlvin Schwartz, originariamente raccolti in 3 libri – bestsellers – illustrati.

    Molti gli ammiccamenti alla serieStranger Things, ma anche aIt, fortunatamente risparmiandoci il ridicolo involontario in cui inciampa il film di Muschietti.

    Attori di livello, purtroppo amati dal regista “più dei mostri” e in un horror è un grave crimine. Aveva capito bene Fulci che per film comeQuella Villa Accanto al Cimiteronon servisse una Anna Magnani nel ruolo della madre, ma una funzionale Catriona MacColl. Questo voler portare a tutti i costi le sfumature attoriali all’interno dei film di genere distrugge le atmosfere e gli archetipi del genere stesso.

    Iniziano col fare l’horror vero questi registi, ma poi quando vedono i soldi e la fama finiscono col fare fiabe per tutti i palati. Ma l’horror non è per tutti. L’orrore è politicamente scorretto per sua natura.

    E il politically correct, ricordiamolo, ha “ucciso” ottimi esordienti come Aja e perfino Jackson.

    Del Toro ha tracciato i binari su cui si è poi mosso tutto il progetto, a partire dalla scelta di contestualizzare storicamente la vicenda nel 1968 (i film con le ambientazioni d’epoca son il suo debole a quanto pare), l’anno in cui “l’ideale del sogno americano stava cambiando, e il mondo diventava sempre più complesso e spaventoso con la guerra del Vietnam che incombeva sui più giovani”.

    Nella prefazione al secondo libro, Schwartz scrive:“Dietro alle storie del terrore può nascondersi anche una morale seria, per esempio ammonire i giovani contro le minacce che li attendono nel mondo quando diventeranno indipendenti”.E questo sembra essere un po’ lo spirito “formativo” con cui regista e produzione impostano la narrazione degli eventi orrorifici.

    I racconti originali son tanti, e per lo più rielaborati dalla tradizione popolare nordamericana, alcuni tramandati oralmente attraverso i secoli, e pensati per essere riproposti ai giovani lettori come forma di intrattenimento conviviale: per essere raccontati di notte radunati attorno a un falò, oppure in casa dopo un party, per spaventare e allo stesso tempo divertire gli amici che son rimasti.

    Il film si concentra principalmente su 4 racconti, fra i più iconici, cercando di rispettare fedelmente le illustrazioni che han turbato i sonni di tanti adolescenti.

    Bella la fotografia di Roman Osin, già apprezzato nel premiatoAutopsy, e le musiche del 2 volte candidato all’Oscar Marco Beltrami. Gli FX son convincenti, anche se molta della CGI si sarebbe potuta risparmiare (ma del Toro a quanto pare non rinuncia) avendo a disposizione danzatori e contorsionisti come Javier Botet (già visto inIt) Mark Steger (Stranger Things) e Troy James (The Void) che col solo trucco e costumi adeguati potevano fare la differenza.

    Convincente il cast di giovani attori provetti (quasi tutti esordienti) e davvero degni di nota per la loro matura prova attoriale: Zoe Colletti, Michael Garz e Gabriel Rush.

    Scary Stories To Tell In The Darkintrattiene, non delude comeIte ha buoni spunti; non è definibile un horror, la vera tensione manca riducendosi spesso a un esercizio di stile, ma non annoia. Un piacere per gli occhi, che ci intrattiene piacevolmente in un viaggio verso “non si sa dove voglia ben parare”, e questa è la parte che lascia un po’ di insoddisfazione… in quanto le storie son cucite assieme in modo un po’ forzato e non basta far accennare (ad esempio) al protagonista “ho sognato una stanza rossa” oppure “c’è una storia che mi spaventava sempre” detto 2 minuti prima che diventi realtà (nel film) per rendere queste paure credibili e palpabili come un vero turbamento dei protagonisti.

    Da vedere senza farsi troppe aspettative e per passare una serata con “piccoli brividi”.

  • [EXTRA] Brood: qui “male” ci “cova”

    The Brood(conosciuto da noi comeBrood – La covata malefica) è un film del 1979 scritto e diretto daDavid Cronenberg.

    Cronenberg scrisse il film in seguito al tumultuoso divorzio da Margaret Hindson ed alla battaglia per la custodia dei figli; il regista ha inoltre dichiarato che il personaggio diSamantha Eggar, Nola Carveth, possedeva alcune delle caratteristiche della sua ex moglie.

    LaEggarera famosa (almeno da noi) per aver precedentemente preso parte al capolavoro diArmando CrispinoL’Etrusco uccide ancora(1972); Premiata con unPrix d’interprétation fémininenel ’65, e unGolden Globenel 1966, ha fatto (poco) cinema fino al 1999 per poi dedicarsi a una forse più remunerativa carriera televisiva.

    Se il protagonista è un congelatoArt Hindle(già visto in Black Christmas e che col tempo si è sciolto un po’ di più in film come The Void) che scorre inoffensivo ed inespressivo, abbiamo come contrappunto un magneticoOliver Reed, che rende oro tutto ciò che tocca. Reed è stato consacrato per film come Donne in Amore e I Diavoli diKen Russell, ma anche per le sue performances in film come Ballata Macabra di Dan Curtis (con le straordinarie Karen Black e Bette Davis) e nel recente Gladiatore. Solo lui poteva rendere e reggere sulle spalle il peso di un personaggio complesso e magnetico come quello del Dr. Raglan, psicologo che sta studiando una pratica psicosomatica la “psicoplasmia” in grado di trasformare il corpo in seguito alle manifestazioni di rabbia.

    Pregevole e memorabile anche il cameo diRobert A. Silvermanun nome ricorrente nei film diCronenberg(Rabid, Scanners, Pasto Nudo, Existenz) e nel panorama horror (Venerdi 13 la serie, Jason X, Prom Night) che interpreta uno dei sopravvissuti alle pratiche di Raglan, il cui corpo si sta rivoltando per vendetta, facendo nascere disgustosi fibromi e tumori.

    L’ossessione delle/per le mutazioni/espressioni corporee care al regista canadese, qui passa in secodo piano per raccontare soprattutto un dramma familiare. Gli FX son ridotti al minimo ed il tema centrale è l’odio che sovrasta incontrollabilmente l’amore rendendo le persone cieche. Sotto questo punto di vista, il rapporto fra Nola e il marito è davvero tormentato e l’unica vera vittima/valvola di sfogo è la loro Bambina chiamata simbolicamenteCandice/Candy(candore, caramella) interpretata da Cindy Hind al suo debutto (e che ritroveremo poi nel 1983 in La Zona Morta).

    Alla colonna sonora, funzionale ma davvero banale e piena di clichè, un altro fido di Cronenberg,Howard Shoreche darà nei film successivi (La Mosca, Pasto Nudo, M. Butterfly, Crash) il suo meglio, arrivando poi a scrivere le musiche dei film della trilogia deIl Signore degli Anellivincendo il premio Oscar nel 2002 per la colonna sonora deLa Compagnia dell’Anelloe nel 2004 per quella deIl Signore degli Anelli – Il ritorno del ree per la canzone“Into the West”, interpretata da Annie Lennox.

    E veniamo finalmente ai piccoli assassini, o a quell’entità mutante che si moltiplica in tante facce di uno stesso odio, creature non-nate da una stessa madre e tutte fratelli/sorelle, plasmati sulla visione distorta della bambina Candy e che spesso ricordano la “bambina” di Don’t Look Now/A Venezia… Un Dicembre Rosso Shocking(1973) il capolavoro di Nicolas Roeg.

    Curiosità:il film uscì anche in una rara VHS italiana edita per EUREKA VIDEO intitolatoLA SETTA, con una cover alternativa!