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  • [RECENSIONE] Seven Little Killers (Matteo Andreolli)

    Seven Little Killersè la storia di un gruppo di ragazzini dell’entroterra pugliese coinvolto, negli anni ’80, nella morte del vagabondo del loro paese. Trent’anni dopo l’accadimento riemerge dall’oblio.

    L’esordio nel lungometraggio diMatteo Andreolliaveva le carte giuste per essere un buon prodotto in tutto e per tutto. Purtroppo però si perde un po’ per strada appiattendo la rappresentazione dei protagonisti: troppo abbozzati per essere profondi e quindi credibili, in entrambe le epoche. Come se gli archetipi che rappresentano fossero offuscati dagli stereotipi.

    Considerando i bravi attori coinvolti è un peccato. La cosa si ripercuote nello sviluppo narrativo, perché bastano davvero i primi minuti per lasciarlo intuire. Problema quindi che riguarda in qualche modo la sceneggiatura scritta da Lucio Gaudino (anche produttore esecutivo) e Giovanna Guidoni, ispirata al romanzoL’estate neradiRemo Guerrini.

    Funziona meglio invece ilnon motivoche spinge il gruppetto di giovanissimi ad importunare il povero Benni (Pietro Ciciriello). Una noia mascherata di pregiudizi e odio che va a braccetto con la calma piatta del paesino del sud Italia in cui la vicenda si svolge. Baby gang che si sente autorizzata e protetta nella sua stupida e insana azione, influenzata sicuramente dai comportamenti del mondo adulto. E convince anche il rancore mai sopito che ruota attorno la vicenda.

    Un’occasione quindi in parte sprecata per un film che risulta alla fine un po’ indeciso e senza una vera identità. La bravura e l’inventiva del regista comunque ci sono e lasciano ben sperare per il futuro: basti pensare all’inquadratura sulla zolletta di zucchero che cade nel caffè utilizzata per far ben capire altro.

    Seven Little Killersè interpretato da Gianmarco Tognazzi, Nicola Nocella, Michele Venitucci, Anna Gigante, Rosaria Russo, Gianluca Delle Fontane, Luca Cirasola, Gianluca De Marchi, Giacomo Tarsia, Vincenzo Lifranchi e Lorenzo Mele.

    Il film dal 19 giugno è disponibile Su Amazon Prime con 102 Distribution.

    Curiosità: la fotografia è diDario Germani, regista diLettera H: film premiato all’ultima edizione dell’Abruzzo Horror Festival.

    Guarda il trailer del film.

  • Online Naturaleza Muerta di Gabriel Grieco

    Il canale YouTube della casa di produzioneCrepusculumha caricato poche ore faNaturaleza Muerta: primo lungometraggio diGabriel Grieco, regista del recenteRespira.

    Il film racconta di una giornalista (Jazmín Alsina) che nella città di Zapala in Argentina indaga sulle sparizioni di alcune persone dell’industria del bestiame da macello.

    Nel cast Ezequiel De Almeida (l’operatore tv), Mercedes Oviedo, Patricio Sardelli, Néstor Sánchez, nei ruoli degli allevatori. Fanno loro da antagonisti Amin Yoma (regista diMadre), Nicolás Maiques, Nicolás Pauls e i loro personaggi vegani.

    Ecco il film (titolo internazionaleStill Life), in lingua spagnola con i sottotitoli opzionabili in inglese (automatico) o spagnolo.

    Subito dopo ne parlo.Leggete solo se lo avete visto.

    https://www.youtube.com/watch?v=nDVIcReyAmc

    Una riflessione a caldo suNaturaleza Muerta.

    Pur essendoNaturaleza Muertaun film per sensibilizzare sul tema delle ragioni del veganesimo, fino a un certo punto non si pone in una posizione piaciona che dipinge i vegani come tutti santi. Anche tra loro si nascondono folli, questo sembrava voler dire. Un punto di vista assolutamente intrigante: se anche un vegano, che dovrebbe essere pacifico per natura, sbotta e inizia ad ammazzare chi macella animali allora non c’è da fidarsi davvero più di nessuno. Ma nei gialli come nei thriller, purtroppo e per fortuna, sappiamo benissimo che mai niente è come sembra.

    Nel film c’è un tentativo di depistare mettendo a credere che le morti siano causate da un animale selvaggio con soggettive varie. Ma è davvero difficile dare credito a questa pista e non ci riesce neanche la testimonianza di Joaquín sul puma.

    All’eco vendetta si preferisce quindi il pazzo assassino.

    Anzi, ci si concentra sempre più su un personaggio facilitando il compito di indovinare chi tra i tanti sia il responsabile di tutto.

    Ovvio che la soluzione del folle sia più facile da realizzare, in un film a basso budget comeNaturaleza Muerta, rispetto a quella di una vendetta della natura. E se un pazzo deve essere piace l’idea dell’assassino che applica sulle sue vittime la legge del taglione, facendole morire negli stessi modi da loro utilizzati per ammazzare il bestiame. Soprattutto è buona l’idea dell’assassino che fa loro vedere, attraverso un vecchio televisore 4/3, in che modo stanno per morire. Questo modus operandi è però un indizio di quella che sarà la rivelazione finale cha alla fine tutto ribalta in modo spiazzante ma anche deludente.

    Nel finale infatti c’è un ribaltamento. Scopriamo che l’assassino gira di città in città cambiando sempre nome ed identità. Si insinua quindi neanche il dubbio ma la certezza che non sia davvero un vegano impazzito ma solo un pazzo che utilizza qualsiasi motivazione pur di uccidere. Va via quindi la magnifica idea che anche un vegano possa essere un potenziale serial killer. Cosa mai accaduta nella vita reale ma che in un film ci poteva stare.

    Restano impresse comunque le scene delle torture che hanno lo scopo di far identificare le persone uccise, e quindi gli spettatori, con i poveri animali da macello.

    Gabriel Griecova dunque tenuto d’occhio a cominciare dal recupero degli altri suoi due filmHipersomniaeRespira. Anche qui temi legati alla stronzagine umana.

  • [RECENSIONE] Necropolis – La Città dei Morti (John Erick Dowdle)

    Sopra e Sotto la Necropoli.

    Il fuorviante titolo italianoNecropolis – La città dei Mortiperde molto quella che sarebbe una delle importanti chiavi di lettura del film: L’Alchimia.

    As Above, so Below(come sopra, così sotto) è uno dei motti alchemici ricorrenti nel film del 2014 diJohn Erick Dowdle, una produzione USA/FRANCIA che regala al panorama dell’horror moderno belle sorprese, ed una iniezione di qualità all’interno del mockumentary.

    La caratteristica principale di questo tipo di film è la verosimiglianza, e la scelta del cast è vincente: da Perdita Weeks (già vista nel’Amleto di Branagh), perfettamente in parte seppure fin troppo ricca di doti per essere vera, a Ben Feldman… un volto non nuovo all’horror, ma che fu anche candidato agli Emmy per la serie Mad Man.

    Una regia ricca di punti di vista, di montaggio serrato ma non frenetico e non caotico, che assolutamente non svia mai il POV (Point Of View) come fanno in produzioni minori, ma anzi mostra sempre anche ciò che non dovrebbe esser mostrato… in questo caso generando il disturbante effetto di essere in un posto dove le cose che non vanno son molte di più di quelle che son manifeste.

    In parole povere, l’alchimia è quel complesso di conoscenze pratiche (metallurgiche, farmaceutiche, ecc.), filosofiche ed esoteriche che, sviluppatosi nel mondo arabo e in Europa nel Medioevo, propugnò, tra l’altro, la trasmutabilità dei metalli vili in oro; la sua fine si colloca al termine del Rinascimento, con il sorgere del metodo sperimentale nelle scienze e il declino delle pratiche magiche.

    I riferimenti ad essa nel film son esatti, ma la poca diffusione della conoscenza in merito alla materia, potrebbe rendere il film un po’ troppo criptico per i più. Non è nemmeno un caso che nel finale, i protagonisti si trovino fuori i pressi di Notre Dame de Paris, ed i collegamenti col libro di FulcanelliIl Mistero delle Cattedralisi amplificano.

    As Above, so Belowaltro non è che un viaggio alchemico alla ricerca della pietra filosofale, che gli studiosi han sempre paragonato alla ricerca di se stessi.

    Scarlett Marlowe è un’archeologa alla ricerca della pietra filosofale di Flamel, ossessione trasmessale dal padre, studioso morto suicida e che ha cercato la pietra per tutta la vita. Per trovarla si avventura prima in un sotterraneo in Iran, dove trova la chiave rossa, e poi, accompagnata da una squadra, s’inoltra nella zona proibita delle catacombe di Parigi. Attraversarle non è però semplice quanto si era immaginato, e sul cammino si presentano numerose insidie. Il gruppo riesce a trovare quella che dovrebbe essere la pietra filosofale, ma a un certo punto si ritrova ad addentrarsi in quello che sembra a tutti gli effetti l’Inferno.

    Il film è stato girato nelle catacombe di Parigi, grazie a uno speciale permesso rilasciato dalle autorità francesi. È stato il primo film ad avere tale autorizzazione. Realizzato con un budget di 5 milioni di dollari, ne ha incassati complessivamente oltre 40… eppure le critiche non son state positive all’uscita del film, che sta guadagnandosi invece col tempo ed il passaparola, un posto tutto suo. Del resto, la critica spocchiosa, composta da gente che crede sempre di sapere tutto, e poi non sa nulla, è la vera piaga del cinema horror, piaga peggiore dei film brutti. Alcuni han trovato inverosimili le fusioni di diverse mitologie, di fatto crocifiggendosi da soli coi chiodi della loro incapacità di una semplice ricerca google…

    Altri han cercato di spiegare al pubblico il senso del film, che loro stessi han mancato. La chiave del film è molto semplice e l’alchimia è difatto una scienza così ricca, contaminata e “baraccona” da non sembrare plausibile se non la si è studiata. In passato si aveva fortunatamente fantasia e curiosità molto sfrenate, cosa che molti critici dovrebbero imparare a rispolverare o contattare.

    Molto bello e serrato l’inizio ambientato in Iran, una avventura di 10 minuti alla Indiana Jones, ma realizzata solo con un paio di gallerie, un bus e 2 attori: la dimostrazione che se si sa girare, lo si fa anche con niente.

    La pietra filosofale quindi serve a:

    1. Realizzare l’elisir di lunga vita, capace di donare l’immortalità. La pietra filosofale nell’immaginario comune può curare qualsiasi malattia.
    2. Dona la conoscenza di tutto, aiuta a sollevare il velo illusorio che separa il bene dal male. Non a caso si parla di pietra dei filosofi.
    3. Tramuta i metalli vili in oro. E qui ecco che l’avidità delle persone spunta fuori.

    Questi tre “poteri” sono in realtà collegati. Pensateci. L’oro è ad oggi considerato un metallo simbolo d’immortalità. Basta pensate ai sarcofagi dei faraoni egizi costruiti in oro. Secondo gli alchimisti, riuscire a produrlo partendo da un metallo vile, permetteva anche di capire come raggiungere l’immortalità. Allo stesso tempo però, essendo l’oro simbolo di luce eterna, insegna anche a trasformare la materialità in spiritualità e conoscenza divina. Una trinità di poteri strettamente legata.

    In molti tendono a vedere la figura dell’alchimista come quella di un uomo privo di scrupoli e avido, proprio per il suo tentativo di ottenere la pietra filosofale. La realtà è che l’alchimista per riuscire nell’opera doveva aver raggiunto un livello di moralità molto alto, cosa che dopo gli impediva di usare la conoscenza per motivi egoistici.

    Buona Visione dalla vostra Masina…

  • [RECENSIONE] Fantasticherie di un passeggiatore solitario (Paolo Gaudio)

    L’esordio al cinema diPaolo Gaudio, un amabile nerd (o quasi, oserei dire un Jim Carrey nostrano) avvviene con un’opera che mescola clay motion e live action in una favola dark drammaticissima e sospesa. Paolo, classe 1981, è regista e sceneggiatore e nel 2003 si laurea in Filosofia all’UNICAL (Università della Calabria) mentre due anni dopo si diploma in regia cinematografica alla NUCT (Nuova Università del Cinema e della Televisione) di Roma.

    Dopo l’esordio nell’animazione conLe Malinconiche Pene del Grom, un cupissimo corto in stop motion di vaga ispirazione Švankmajer, Gaudio viene assoldato daDomiziano Cristopharoper realizzare diversi inserti “passo 1” in molti suoi film (Bloody Sin,Doll Syndromee la coproduzione francesePhantasmagoria) fino ad includerlo come regista autonomo nel collettivoP.O.E. 1dove il nostro “Tim Burton” ci presenta una affascinante rivisitazione delGatto Nero.

    L’amicizia e la stima fra i due autori è forte, al punto che Gaudio vorrà Cristopharo come uno dei sorprendenti interpreti del suo lungometraggio di esordioFantasticherie di un passeggiatore solitarioche collezionerà svariati premi in tutto il mondo fra cui:
    Grand Prix du Festival | La Samain du Cinéma Fantastique (Nizza)
    Best World Film | Boston Science Fiction Film Festival (Boston)
    Audience Award | Fantastic Cinema (Little Rock)
    Premio Mario Bava per la Migliore Opera Prima | Fantafestival (Roma)
    Miglior Film e Premio speciale Antonio Margheriti | TOHorror Film Fest (Torino).

    Il passo uno è una tecnica che sfrutta la cinepresa in modo da impressionare un fotogramma alla volta (o due a seconda del tipo di effetto che si vuole ottenere). Con questo processo è possibile produrre ad esempio cartoni animati, riprendendo composizioni di fogli lucidi oppure servendosi di pupazzi (fissi, snodabili, di plastilina, eccetera). È anche possibile realizzare film in tecnica mista, nonché effetti speciali: il passo uno è stato infatti impiegato in film come Cabiria e Scontro di Titani.

    TRAMA: Tre personaggi di tre epoche (e mondi) diversi vengono uniti da un sogno di libertà e… da un piccolo capolavoro di letteratura: il libro incompiuto “Fantasticherie di un passeggiatore solitario” capace di far avverare ciò che si sogna. Lo spettatore affronta un viaggio misterioso e senza tempo attraverso le aspirazioni, le sofferenze e le “fantasticherie” di un poeta, di un giovane studente e di un bambino sperduto nel bosco.

    Saltano subito agli occhi 3 cose in questa opera:

    1) la decisa impronta registica che, fra mirabolanti movimenti di macchina, tiene cura dei dettagli e segna precise indicazioni registiche nella recitazione; Gaudio “sfonda” i forti confini fra i segmenti che raccontano la complessa storia, amalgamando colori, epoche e tecniche cinematografiche diverse… riuscendo a far sembrare vivi personaggi in plastilina, e quasi cartoni animati quelli in carne ed ossa.

    2) Le musiche diSandro Di StefanoeIl Cristo Fluorescente(presi in prestito da Museum Of Wonders e Doll Syndrome di Cristopharo) che accompagnano con ipnotica malinconia tutto il film.

    3) Gli effetti speciali e le animazioni… i primi a cura del David di Donatello perIl Racconto dei Racconti, Leonardo Cruciano, le seconde a cura di Gaudio eFrancesco Erba.

    Fra gli attori diFantasticherie di un passeggiatore solitariospiccano l’istrionico Luca Lionello, la bravissima ed intensa Nicoletta Cefaly, lo stralunato e “circense” Edgar disegnato da Cristopharo e, oviamente, il protagonista (Theo) incarnato con delicatezza da Lorenzo Monaco.

    Scrittura sofisticata quella di Gaudio, che racconta fra incastri e flashback tre disperati desideri di libertà e amore, che si incontrano nel commovente finale nel VACUITAS… ma quello, è un inizio o è la fine?

    Incredibile esordio per un film dalla travagliata produzione – e gestazione – un esempio di coraggio ed originalità che dovrebbero tenere a mente tutti gli indie italiani; specie quelli che cercano di rifarsi a “questo e quello” sognando Hollywood (ma finendo a malapena nelle sale – vuote – in provincia di Vercelli).

    Riferendosi al film,Paolo Gaudiostesso dice:

    “È una favola sul senso di colpa e sul fallimento, nella quale ho provato a inserire tutti quegli aspetti che caratterizzano il mio cinema. L’evento assurdo o fantastico, per esempio, che arriva a sconvolgere la vita di persone comuni trascinandole all’interno di avventure impossibili o al cospetto di personaggi sopra le righe. Evento inaspettato e inspiegabile, che non conosce razionalità e non può essere realistico in alcun modo, soltanto credibile”.

    Il regista ora collabora attivamente con laRainbow CGI Academyallo sviluppo di un dipartimento di animazione stop motion.

  • [RECENSIONE] P.O.E. – Pieces Of Eldritch (P.O.E. 3, AA.VV.)

    Nel 2010 vedeva luce in Italia un gioiellino innovativo e carico di speranze, un film indipendente intitolatoP.O.E.Sigla che richiama il nome di Edgar Allan l’immortale genio del terrore, ma che sta invece perPoetry Of Eerieossia “poesia del lugubre”.

    Alla poetica dell’autore di Boston si ispiravano infatti quei 13 episodi, più che ai racconti stessi, di cui inglobavano le cellule vitali per dare luce a nuove creature ibride, riflettenti le personali identità dei registi. Documentaristi, Videoartisti, Autori horror – e non solo – si son stretti amichevolmente attorno ad una scommessa: realizzare in 3 giorni e senza soldi, ognuno un episodio filmico ispirato ai racconti di Poe. Le idee, si sa, non costano nulla. E di idee ce ne son tante e da vendere.

    Il film ebbe in Italia, perfino una tardiva uscita in sala, che gli costò il divieto ai minori di 18 anni facendolo entrare nella incredibile lista dei 24 film vietati nel bel paese, negli ultimi 10 anni.

    Uscito in USA grazie alla storica label ELITE nel 2011,P.O.E.diventa inconsapevole precursore di una serie di fortunate operazioni simili che escono nel 2012 (V/H/S o ABC of Death) unendosi al coro col pluripremiato, sanguinoso e ricercatissimoP.O.E. 2(stavolta: Project Of Evil in soli 7 episodi) che, indagando stavolta gli aspetti più macabri di Poe, guadagna perfino l’edizione da collezione prestigiosissima della ILLUSIONS (con 3 copertine selezionabili)!

    Arriviamo quindi nel 2014 al terzo capitolo, che vedrà la luce però solo nel 2017 grazie alla lungimiranza della WILDEYE RELEASING; un terzo capitolo che differisce dai primi due per la presenza di un narratore bislacco, l’icona horror Venantino Venantini che, in uno studio TV dall’aria anni ’70, introduce brevemente ed auto-ironicamente i 6 episodi in un inglese maccheronico divertitissimo.

    Eldritch: strano… sovrannaturale. Soprattutto, strano.

    Ed è la stranezza che fa da padrona negli episodi di questo film, che vede presenti solo Edo Tagliavini e Domiziano Cristopharo (che è anche il creatore della serie, assieme a Giovanni Pianigiani) come registi più “esperti” dai precedenti capitoli, lasciando spazio a cineasti “emergenti” da cui si respira grande cultura e forza visiva.

    Il primo Segmento è una trasposizione in chiave fetish (e incestuosa) diMorella.Ricky Carusosfrutta bene attori con facce più che giuste, e si destreggia fra sapori morbosi inquietanti, toni stuzzicanti, e valorizzando il tutto con un impianto sonoro azzeccatissimo e la scelta di una ottima fotografia che richiama i classici italiani degli anni ’70 senza copiarli.

    Di Morella (come è nello stile dei P.O.E.) c’è solo lo spirito, lo spunto… e – aggiungo – per fortuna! Tutti noi che amiamo l’horror, conosciamo bene i racconti di Poe da non aver bisogno di una mera trasposizione… e chi non li ha letti, beh troverà forse la voglia di andarlo poi a fare!

    Difficile raccontare pochi minuti di un cortometraggio senza “spoilerare troppo” quindi posso solo dire che aprire il film con questo episodio è una mossa azzeccata, e ci consente di entrare lentamente nel giusto clima; di Caruso invito a ri-scoprire il suoNaftalina.

    SegueRe PestediAlessandro Redaelli, un giovanissimo autore che si è fatto le ossa seguendo Cristopharo nelle sue scorribande più estreme (Red Krokodil), e di cui si possono trovare alcuni affascinanti corti online. Metateatro, Metacinema, Poesia, Dramma, Grottesco… forse nel film questo episodio è il più fedele al racconto “testuale”, oltre che allo spirito di Poe… ma è il meno fedele al mezzo cinema, al punto da tradirlo così tanto… che riesce a farlo suo con un linguaggio che, se non nuovo, è almeno davvero inusuale per i giorni nostri, ed è qui sfruttato con intelligenza e sentimento.

    Bravi tutti, dalla fotografia al make up, dagli attori ai costumi alle musiche. Di Redaelli esiste anche l’episodio nel filmShock my abstraction of death, film in 2 parti da recuperare… ma solo se si è fan del thriller garbato, da seguire e con pochi effettacci.

    L’inglese traballante di Venantino viene messo duramente alla prova dai versi solenni del più cupo dei racconti di Poe,Il Barile di Amontillado… capiamo così che sarà quello il prossimo viaggio che ci aspetta… e a farci viaggiare è stavoltaDomiziano Cristopharo, un regista che amo e che seguo dal 2010, che ha una produzione discontinua (a film indubbiamente “ottimi” si affiancano anche esperimenti meno riusciti), ma mai scontata e sempre piacevole da seguire. Una produzione che non vuole compiacere e, spesso, forse… nemmeno piacere a tutti.

    Vediamo qui indubbiamente ciò che per l’autore accadedopola vendetta del famoso racconto, vendetta che forse intuiamo essere stata effettuata stavolta a causa del sospetto di pedofilia.
    Claustrofobico, triste: minuto dopo minuto vediamo spegnersi la vita (e la candela) di un prigioniero, man mano che viene a mancare l’ossigeno nella sua tomba. Quello che accade dopo però è pura, cupa poesia.
    Di tutta la produzione di Cristopharo consiglio indubbiamente il recenteRed Krokodil.

    Segue quindi un episodio thriller, per uno dei racconti generalmente meno sfruttati di Poe:Sei tu il colpevole.Francesco Campaninisi è fatto notare nell’ambiente horror italiano (e non) grazie al suo LA CASA NEL VENTO DEI MORTI, un film insolito grottesco e violento che ha momenti davvero godibili.
    Campanini conferma gusto e passione per la natura, che usa come contrappunto “bello” agli orrori ed “errori” che sono dell’uomo.

    Il suo episodio è un compito ben eseguito, ma che forse stona un po’ nel complesso generale proprio perchè è quello che segue più fedelmente la trasposizione filmica del racconto originale. Una dose di follia in più non avrebbe assolutamente guastato, ma il suo corto funziona anche come momento di respiro dopo il brainstorm creato dai precedenti episodi.

    Penultimo nella lista – ma non per fama e prolificità –Edo Tagliavini, che reinterpreta stavolta una poesia di Poe,Ombra.

    Protagonista della storia una bambina (interpretata dalla figlia dello stesso regista) che ci porta per mano in una favola triste che diventa apologo e metafora della solitudine. Toccante, sperimentale nell’uso dei grandangoli, accompagnato da un commento musicale essenziale e da efficaci e gustose trovate (la TV che trasmette immagini caleidoscopiche, ad ipnotizzare e rimbambire chi guarda). Cominciamo a capire che forse quello che stiamo guardando non è solo un horror… forse non è nemmeno un horror; è però un’opera fatta con amore, con coraggio e… anche con un po’ di rabbia.

    Un’opera che fa riflettere oltre che intrattenere, un’opera che riempie gli occhi di bellezza, per la cura dei dettagli e delle luci, per l’attenzione data alla recitazione e ai costumi… dettagli che spesso non si fan più “sentire” nemmeno nelle grandi produzioni, e che qui irrompono con prepotenza proprio perchè è altrettanto palese che questo film è fatto quasi con niente.

    Di Tagliavini è recuperabile in home video BLOODLINE un divertentissimo “pastiche” in cui trovate di tutto… dai fantasmi ai serial killer agli zombie!

    Il cuore batte forte per l’emozione e un po’ per la tristezza di giungere quasi alla fine… ed inizia infatti l’ultimo episodio:Non scommettere la testa col diavolodiMirko Virgili.

    Virgili è un fenomeno del web, un regista di culto… anche se lo sanno in pochi, per vie ufficiali; nelle vie non ufficiali invece, il suoGanja Fictionha raggiunto sul “TUBO” oramai le 946000 visualizzazioni.

    Prima di lui, fu Fellini a reinterpretare il racconto di Poe per il film “Tre passi nel delirio”.Toby Dammit, così è intitolato il segmento felliniano, è forse uno degli esempi più alti della creatività e bellezza che ha potuto raggiungere il cinema italiano, assieme aCosa sono le nuvoledi Pasolini.

    Ma Virgili non teme il confronto perchè intelligentemente si distacca totalmente dal suo predecessore, mantenendo fede allo spirito del racconto e trasportandolo ai giorni nostri proprio sul tema dei “fenomeni del web”.

    Regia essenziale, fotografia “baviana” ed ottimi interpreti fra cui una guest star d’eccezione: il Frank Laloggia regista del cultLady in White(da noi uscito comeScarlatti) che ci regala una prova recitativa da fuoriclasse. Belli i giochi di sguardi, bello l’ambiente sonoro, efficaci gli effetti speciali “gore”. Anche qui, la storia che apparentemente sembra la più leggera, si chiude invece con uno o più spunti di riflessione… e mentre Venantino ci dà la buonanotte, dubbioso che la sua performance sia stata buona, noi godiamo lo scorrere dei titoli di coda accompagnati dal tema “carpenteriano” composto da Kristian Sensini che è oramai la musica simbolo che lega i titoli di coda dei 3 P.O.E. e… si resta soddisfatti da questo film, sì.

    Ciò che lascia insoddisfatti è invece il pensare che esca in USA dopo oltre 2 anni di oblio, mentre qui continuiamo ad essere invasi in sala e in home video da prodotti discutibili, provenienti sia dall’estero che dal nostro bel paese.

    Son fiera del coraggio di questi ragazzi, mi entusiasmo con la loro evidente passione… a loro dico di tenere duro perchè NOI, noi spettatori che li amiamo, ci siamo. Forse non lo sanno, perchè in Italia gridano più forte gli haters che le persone che han una testa ed una cultura… ma ci siamo e siamo con loro.

    L’unico cinema che l’italia oggi esporta è il cinema “povero” di mezzi, ma non di idee… film come questi continuano a tenere alta la bandiera di una tradizione e cultura che oramai è stata fagocitata da una industria talmente ignorante, che ha dimenticato anche dove sta andando per inseguire l’idea del denaro (senza nemmeno trovarlo).

    P.O.E. 3 Pieces Of Eldritch– DA VEDERE!

  • [RECENSIONE] (1) It Follows (David Robert Mitchell)

    Dopo aver vistoIT Followsin una calda serata d’estate, con un cinema stranamente pieno di gente di mezza età, mi sono fatto l’idea che il titolo abbia un doppio significato.

    Non si riferisce solo a un’entità che, lentamente, ma inesorabilmente, insegue sotto varie sembianze. Si riferisce anche al fatto che il film segue un filone ben preciso e non fa niente per nasconderlo. Inevitabile che l’ambientazione riporti al primo“Halloween”di John Carpenter.

    Lunghi viali alberati costeggiati da case di legno, intorno ai quali la macabra entità fa la sua comparsa da lontano. Quando i personaggi vanno poi a chiudersi in una casa sul lago, col pontile in bella vista, è stato inevitabile pensare aReazione a catenadi Mario Bava (ma anche a “Shock”) o al suo remake de facto, “Venerdì 13”.

    Quando poi, in una scena del tutto interlocutoria,una bambina bionda attraversa la strada inseguendo una palla bianca, mi è sembrato evidente che questoIt Followsè fatto principalmente di rielaborazione di citazioni. Nonostante questo, il film ha alcuni buoni momenti di paura e soprattutto mostra una periferia americana non più così perfettina e curata. Abbonda infattila descrizione di zone abbandonate, di case con le finestre murate, di famiglie distrutte in cui i genitori quasi non esistono più.E oggi queste notazioni fanno senz’altro onore all’autore.

    Guarda in streamingIt FollowsdiDavid Robert Mitchell.