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  • [RECENSIONE] Hai mai avuto paura? (Ambra Principato)

    A qualche giorno dalla visione diHai Mai Avuto Paura?diAmbra
    Principato
    mi rendo conto che nel film i maledettissimi jumpscare si contano sulle dita di una mano.

    Un dettaglio che fa la differenza perché esprime la coraggiosa voglia della regista e sceneggiatrice di allontanarsi da certi canoni legati al cinema horror e fantastico, soprattutto di stampo statunitense.

    Perché qui più che il salto dalla sedia, che arriva sempre quando te lo aspetti annullando di fatto il suo scopo, si gioca soprattutto sulla tensione, sull’attesa di qualcosa che non arriva, sui tempi dilatati più che sul montaggio frenetico, sugli indizi sparsi qua e là che il più delle volte depistano aumentando il clima ansiogeno. La paura è sviluppata per tutto il tempo del film dalle suggestioni, dai suggerimenti del non visto e da un certo clima di omertà e di censura che il casato protagonista applica al suo interno e in tutta la piccola comunità paesana che comanda. Un film dunque che in qualche maniera punta il dito contro le classi sociali più benestanti, prepotenti verso le più bisognose.

    Nella storia di una misteriosa bestia che uccide animali e esseri umani nelle notti di luna piena in un paese del 1800, si racconta di una famiglia (e di una Italia) divisa tra scienza e religione.

    Hai Mai Avuto Pauraè il racconto di una crescita formativa che comporta necessariamente una paura da affrontare, una drastica presa di coscienza che comporta l’abbandono agli istinti e al lato oscuro.

    E il fatto che il racconto avanzi stando più fuori che dentro le regole del genere sicuramente incontrerà resistenze da parte del pubblico assuefatto. Lode dunque alla regista e alla produzione RedVelvet e aspettiamo con interesse il loro prossimo lavoro dal titoloInvisibili, che vede nel cast ancora una volta la presenza diJustin Korovkin.

    Justin Korovkin, già visto nel filmThe Nest – Il NidodiRoberto De Feo, torna qui in un altro ruolo di bambino malaticcio che da parecchie cose (nome, famiglia, passioni letterarie, periodo storico in cui vive, aspetto fisico e amori) vuole richiamare il poeta deL’Infinito.

    Bravo anche il resto del cast: dai giovaniLorenzo FerranteedElisa Pierdominici, ai più notiMirko Frezza(Il più grande sogno, Rocco Schiavone),Marta Paola Richeldi(Il Paradiso delle Signore) eDavid Coco.

    Hai Mai Avuto Paura?è distribuito nelle sale daVision.

  • [VIDEOGIOCHI] The Hex: Sei personaggi in cerca di un giocatore

    Quando si parla diDaniel Mullins, sviluppatore canadese già autore diPony islande del suo ultimo capolavoroInscryption, stiamo trattando di uno dei più importanti autori videoludici indipendenti al mondo.The Hexè una certezza e Mullins dalla sua prima opera non sbaglia un colpo.

    La trama inizia come un giallo alla Agatha Christie: un gruppo di persone appartenenti a vari generi videoludici, si riunisce in un locale chiamato “Le sei pinte”.

    Il proprietario del locale riceve una strana telefonata anonima, dall’altra parte del telefono qualcuno comunica che nel locale verrà commesso un omicidio.

    Il giocatore si immergerà nei vari generi videoludici che ogni personaggio, tra cui uno misterioso con un punto interrogativo sul volto, interpreterà. Ma nulla è ciò che sembra.

    Infatti andando avanti nella storia dovremmo capire, tramite dialoghi segreti, elementi visivi e oggetti, cosa accomuna tutti queste persone all’omicidio.

    Graficamente il gioco si presenta in maniera gradevole, i personaggi sono disegnati e caratterizzati molto bene e gli input ed il passaggio tra i vari generi sono gestiti in maniera non frettolosa e con un buon ritmo.

    Essendo un gioco metanarrativo su molti punti, interagire e parlare con i personaggi sono una delle cose più utili per la comprensione del gioco, così come i vari segreti sparsi per i vari mondi che si andranno ad affrontare strizzando l’occhio e parlando molto spesso col giocatore.

    Daniel Mullinsci delizierà con tante piccole chicche e aneddoti all’interno del gioco, come ad esempio sviluppare un videogame in maniera semplificata tramite blocchi di azione, rompendo la quarta parete col giocatore.

    L’autore ci immerge subito nella storia che si andrà ad affrontare e non mancheranno le citazioni che vanno da titoli di spessore comeCrash BandicootaFallout.

    Gli oggetti e gli elementi interagibili sono molti, dalle macchinette per le bevande ai quadri (importanti da analizzare per la storia).

    Il gameplay è solido e si useranno i tipici tasti di movimento WASD e il click del mouse per tutti i generi creando un titolo solido anche da questo punto di vista.

    Il sonoro è molto profondo, gli effetti come le monetine o la pioggia sono molto suggestivi, ottime le musiche composte da Jonah Senzel. Strepitosa anche l’interazione con un giradischi che fermerà la musica ambientale de “Le sei pinte”.

    Mullins crea un altro mondo o meglio più mondi dove il giocatore sperimenterà e si divertirà affrontando i vari generi che compongono il gioco, dal classico platform al picchiaduro, passando per il GDR allo sparatutto con un finale che vi lascerà a bocca aperta.

    Toccherà a voi giocatori capire cosa si celerà dietro l’esagono narrativo diThe Hex. Sei personaggi, sei storie un solo omicidio.

    Il gioco è una perla videoludica che permetterà aDaniel Mullinsdi sviluppare il suoInscryptiondi cui parleremo prossimamente.

    Link steam:https://store.steampowered.com/app/510420/The_Hex/

  • [RECENSIONE] Hyde’s Secret Nightmare (Domiziano Cristopharo)

    Partendo da Jeckyll e Hyde di Stevenson, da una idea del registaDomiziano Cristopharomessa su carta daAndrea Cavaletto,Hyde’s Secret Nightmarene rilegge la storia raccontando una trasmigrazione sessuale. Un po’ come accadeva nel film HammerBarbara il mostro di Londra.

    Tra i due film trascorrono 40 anni (1971-2011), cambiano dunque i tempi e anche l’approccio. Perché qui il medico interpretato da Claudio Zanelli tentando di curare la sua impotenza si trasforma nella provocante libertina Eva Hyde che ha le fattezze di Roberta Gemma, una delle attrici italiane di film hard più note.

    Ed il film descrive in modo esplicito le avventure sessuali di Chagall/Hyde che avvengono principalmente in un club privé dove lavora l’anziano barmanVenantino Venantini, cioè colui che trapanava il cranio diGiovani Lombardo Radicenel filmPaura nella città dei morti viventidiLucio Fulci. Tresche passeggere che sfociano nella morte, Eros che si trasforma in Thanatos, porno che (con)divide lo spazio e il tempo con l’horror più estremo (motivo per cui il film è dedicato aJoe D’Amato, regista famoso per le sue pellicole a cavallo tra i due generi).

    Perché la formula non è stabile e va perfezionata utilizzando sempre nuovi corpi freschi. Ma anche per il motivo che nel (doppio) personaggio albergano sentimenti contrastanti, rappresentati nel film dal diavolo e dall’angelo che dialogano su di lui. E c’è una frustrazione, una violenza repressa, sopita, nascosta, che sfocia nella follia più sanguinosa.

    Che sono i due temi principali diHyde’s Secret Nightmare:

    Una naturale fluidità (di orientamento) sessuale che difficilmente accettiamo in noi e negli altri, ben rappresentata sin dall’inizio quando Chagall piange mentre si trucca o nei momenti in cui i due personaggi parlano con la voce del loro alter ego.
    E i lati oscuri che ognuno di noi ha, a cominciare dalla propensione alla violenza.

    Il doppio binario sesso/morte è inframmezzato dai monologhi di alcuni personaggi su temi come la vecchiaia, la violenza sulle donne, gli esperimenti sulle cavie per le ricerche mediche. Sono momenti che spezzano e contrastano con il tono generale del film insieme ad altri come quello necrofilo conAndy Spidero l’altro di body art estrema (non per tutti gli stomaci) che vede coinvolti lo stesso Cristopharo insieme aPoison Rouge.
    Troppi argomenti e situazioni che in fondo non sempre aggiungono valore ai significati del film.

    ConHyde’s Secret Nightmareil registaDomiziano Cristopharo(qui al suo primo vero lavoro indipendente) racconta in fin dei conti le scappatoie che la mente architetta quando c’è di mezzo la non accettazione di sé. Una condizione che, senza una guida che aiuti, rischia di ripetersi all’infinito senza risolversi.

    Hyde’s Secret Nightmareverrà distribuito da TetroVideo/Goredrome.

  • [EXTRA] Street Trash – Horror in Bowery Street di Jim Muro

    Street Trash – Horror in Bowery StreetdiJim Muroè una bellissima ed autoironica metafora sociale (la spazzatura del titolo alla fin fine sono i barboni, solo scarti umani di cui non frega nulla a nessuno), devastata dal doppiaggio italiano.
    Il film era molto noto negli anni ’80, nonostante la sua difficile reperibilità, merito (o a causa) delle immagini che circolavano nelle riviste di settore. Gli splendidieffettidi “melting” realizzati daJennifer Aspinall(precedentemente aveva partecipato aToxic Avenger, e ora lavora per Hollywood in produzioni comeStar Trek,Mullholland DriveeI Guardiani della Galassia) son rimasti nei sogni/incubi di una generazione.

    La trama è molto semplice. A New York, nel quartiere di Bowery Street, c’è un negozio di liquori frequentato dai barboni della zona. Il proprietario mette in vendita un superalcolico chiamato “viper” che ha trovato per caso in cantina. In realtà la bevanda è un liquido simile al Napalm usato durante la guerra del Vietnam, e una volta inghiottito scioglie gli organi ed i corpi delle vittime.

    Bellissime le fusioni colorate ed irreali, che schizzano sui muri diventando parte dei graffiti.

    Un gioiellino simile è tornato finalmente in Italia grazie aMidnight Factoryed Amazon Prime… ma il doppiaggio approssimativo (in alcune scene mancano perfino i rumori di ambiente come passi, porte aperte e chiuse etc) stan rendendo purtroppo il film difficile da digerire ai più, quasi quanto una dose di Viper. Eppure la recitazione sopra le righe non è affatto scadente come sembra dalle afone intonazioni postume, eil film va consigliato rigorosamente in lingua originale.

    La regia diJim Muroregala aStreet Trashangolazioni bizzarre ed efficaci di sapore “wiseiano” (se non si può dire, lo invento io!), ritmo, un uso sapiente e calibrato di suspense e visionarietà (il finale con la testa spappolata, o la visione incubo nel Vietnam che si materializza in uno sfasciacarrozze).
    A conferma del talento di questo giovane artista (qui al suo esordio), l’essere diventato uno dei piu affermati registi di serie tv in USA (The Brink, Outsiders, Animal Kingdom).

    E la curata fotografia in stile anni ’80 è un altro punto di forza diStreet Trashche supera così con eleganza, anche alcune evidenti restrizioni di budget.

    Muro lavorerà anche come operatore steady per registi come Bigelow, Cameron, Kostner diventando in breve uno dei più richiesti.

    Curiosità: il film è stato sviluppato da un iniziale corto di 10′ e ispirato (a detta di Muro stesso) da “Dodes’ka-den” di Kurosawa.

  • [RECENSIONE] Haunted Identity (Giuseppe Lo Conti)

    Giuseppe Lo Contilo teniamo d’occhio. Perché nel bilancio tra pregi e difetti del suo filmHaunted Identityi primi hanno la meglio. E se leggiamo dalla cartella stampa che è statogirato in diciotto giorni, lo scorso novembre, prende pure un altro punto (extra) a favore. Perché con un po’ più di calma e di tempo sono certo che molte cose sarebbero venute meglio.

    Si parte da una buona sceneggiatura, scritta sempre dal regista, che ha la mancanza principale di ricorrere troppo spesso negli spiegoni. La struttura però è buona e si accende nella seconda parte, letteralmente sbroccando quando meno te lo aspetti per raccontare l’uscita di strada della protagonista, il riemergere di un passato rimosso che riguarda lei ma anche gli altri protagonisti.

    Si parla di doppie personalità, gemelle omozigote diametralmente opposte, forse inventate, forse esistenti, forse ancora entrambe vive o forse anche no. Resta sempre sul filo dell’ambiguità, insinuando, depistando, disseminando dubbi con un linguaggio cinematografico che contamina i generi.

    InHaunted Identitysi oscilla tra follia e razionalità, dal thriller si scivola nell’horror e nello slasher.

    Giuseppe Lo Conti(già regista dei film Come Un Uomo e Raving) fa un po’ come gli pare ma senza strafare, anzi avendo chiaro quando e come giocare a confondere lo spettatore.

    Non tutto funziona, dicevamo. Alcune scene meglio di altre, alcuni attori decisamente più di altri. Ma Lo Conti (anche produttore con la sua Dark Eagle Film) ha passione e talento e il racconto di questo punto di rottura, di questa resa dei conti, lo dimostra.

  • [RECENSIONE] Halloween (David Gordon Green)

    Sarà che ero preparato al peggio, o forse che mi sto rincitrullendo del tutto, ma le prime impressioni sull’Halloweendiretto daDavid Gordon Greennon sono male per niente.

    Innanzitutto ho apprezzato lafedeltà alle atmosfere dell’originalediretto daJohn Carpenter, ilrispetto per quel film. Tutto molto ossequioso ma con qualche modifica legata soprattutto all’aumento dei momenti sanguinolenti. Niente di veramente esagerato, diciamolo: eccetto un omicidio in piena luce, il resto, seppur brutale e numeroso (19 il body count), è coperto dai chiaroscuri, resta fuori campo o viene mostrato parzialmente o fugacemente. Sempre per non allontanarsi troppo dallo spirito del cult.

    Il resto è devozione: dalle stesse musiche riadattate e riarrangiate qua e là per l’occasione, alle grafiche dei titoli di testa. Tutto fa riferimento al primo film, alla sua storia, al modo di raccontarla, ai due personaggi principali:Laurie Strodeda una parte,Michael Myersdall’altra (di nuovo interpretati daJamie Lee CurtiseNick Castle), legati da tanto tempo in modo inscindibile pur essendo rimasti lontani, separati. Le analogie tra i due cominciano dall’inizio, dalla loro presentazione di spalle e continuano in vari momenti come quello di lei dietro la finestra della scuola della nipote, come farebbe o ci si aspetterebbe da Myers.

    Se ci sono alcuni jumpscare telefonati e situazioni poco convincenti (come la sequenza iniziale con la maschera nel manicomio), in altri momenti il film riesce a sorprendere eliminando personaggi che credevamo importanti o facendogli fare cose inaspettate.

    Convince il finale con Laurie (Jamie Lee Curtis), sua figlia Karen (Judy Greer) e sua nipote Allyson (Andi Matichak) insieme contro Myers, giusta, logica e unica conclusione drammaturgica possibile perun film creato comunque principalmente per incassare.

    Un finale che con quell’oggetto stretto in mano quasi fosse un passaggio di testimone (tra ragazzina e nonna, tra assassino e carnefice) lascia anche aperto lo spiraglio ad oscuri sviluppi futuri.

    Insomma, pensavo decisamente peggio. Meglio così. C’era troppa roba in ballo: due personaggi davvero icone del cinema.Jamie Lee Curtis(d’accordo che ha giratoUna Poltrona Per Due,True LieseUn Pesce di Nome Wandama lei)è Laurie Strode, un personaggio che le si è attaccato addosso per quarant’anni e dal quale -anche andando contro la sua stessa volontà- non riesce a staccarsi. Sono legati da qualcosa di speciale e inscindibile.

    Dobbiamo ringraziare Jake Gyllenhaal se l’attrice è tornata ad interpretare di nuovo il personaggio per il quale deve provare contrastanti sentimenti di amore e odio, astrazione ed empatia, attrazione e repulsione. Sentimenti che stanno alla base anche del pensiero del suo personaggio nei confronti di Michael Myers.

    Halloweenin questo senso va oltre il cinema, scavalla quello steccato ed invade la vita vera dei suoi interpreti con altri rimandi e analogie che aumentano ancora di più il risultato di un film che poteva facilmente scivolare nel banale.